martedì 8 settembre 2009

Le colpe di Silvio, le responsabilità di Massimo


Considero Massimo D'Alema uno dei politici più intelligenti e preparati del nostro Paese, ma non posso dimenticare che, se siamo in questa situazione di "democrazia dimezzata", buona parte delle responsabilità vanno addebitate a lui, al suo tentativo di "accreditarsi" presso la destra come uno Statista, di aver ricercato l'appoggio dello schieramento opposto su un tema così delicato ed importante come il conflitto di interessi.

Certo è sempre possibile affermare che, proprio per l'importanza e la delicatezza del tema, era ed è indispensabile che su una riforma così fondamentale per la tenuta democratica del Paese si fosse realizzato un accordo bipartisan. Ma anche un bambino avrebbe saputo preconizzare che Berlusconi avrebbe fatto fuoco e fiamme per impedire una simile modifica.

Io trovo che, sul conflitto di interessi, si sia fatta molta confusione.

E' un tema che non riguarda solo il possesso o il controllo di buona parte dei mezzi di informazione, ma intride tutta la vita politica italiana.

E non è solo un tema "sensibile" della destra, poiché anche il centro sinistra (a mio modo di vedere) non ne è immune.

Non mi scandalizzo delle retribuzioni dei nostri parlamentari o dei costi della politica (certo, alcuni eccessi andrebbero eliminati, soprattutto in situazione di crisi economica e contrazione del PIL), vedo ben più grave l'assenza di norme che impediscano che un mandato parlamentare, regionale o qualunque altro livello decisionale, si trasformi in un'occasione di agevolare la propria attività professionale.

Mi spiego con qualche esempio: è accettabile che un avvocato continui ad esercitare la propria professione visto che è in grado di modificare le leggi dello stato in senso più favorevole ai propri clienti? E di un commercialista fiscalista a capo del ministero dell'economia che ne pensate? O di un medico che può avere ruolo in nomine o norme riguardanti la propria attività? L'elenco potrebbe evidentemente essere lungo e riguarda proprio tutti. Credo sia indispensabile chiedere ai nostri rappresentanti che si "accontentino" delle retribuzioni e delle prebende collegate al loro ruolo, rinunciando alla propria attività di origine non solo per tutto il mandato, ma anche per un periodo successivo alla sua scadenza.

Ma il conflitto di interessi più macroscopico riguarda evidentemente il nostro premier.

E' tollerabile che il padrone di Mediaset sia in grado di condizionare il CdA della Rai per non rinnovare il contratto con SKY per la diffusione sul satellite del proprio palinsesto, causando con questo una perdita alla Rai di qualche decina di milioni di euro (che evidentemente pagheremo noi, attraverso il canone e il ripianamento del suo deficit)?

E' accettabile che, per dare armi alla guerra che Mediaset sta conducendo contro Sky, prima si aumenti l'Iva sull'abbonamento al satellite e, subito dopo, si crei una fantomatica rete satellitare di cui nessuno sa nulla cui contribuiscono Rai e Mediaset?

Al di là del fatto che siano vere le accuse rivolte da Feltri all'ex direttore dell'Avvenire Boffo, è mai possibile che, di fronte ad una presa di posizione del giornale cattolico sulla "spericolata" vita familiare del premier, il giornale di famiglia (come viene ipocritamente definito) lanci una campagna basata su veline e dossier volti a minare la credibilità dell'Avvenire (e, in una sorta di compromesso storico giornalistico, l'Unità)?

Post Scriptum: non è direttamente collegato al conflitto di interessi, ma non vi tremano i polsi sentendo Berlusconi affermare con disinvoltura che i rapporti con la Chiesa sono ottimi e si "rinsalderanno" in occasione dell'approvazione delle legge sul testamento biologico? Ma come, lui (già automaticamente scomunicato, visto che è un divorziato risposato) si "diverte" in innocenti cenette con escort e giovani e piacenti bellezze e noi dobbiamo pagare dazio alla Chiesa sul diritto di morire in pace, senza cannule, aghi e cateteri che violentano il corpo?


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