sabato 8 maggio 2010

Bondi a Beverly Hills


E così il nostro ministro delle attività culturali non andrà a Cannes. Del resto che ci farebbe Bondi a Cannes? Non fa neppure caldo e poi non c'è niente da tagliare lì. Non c'è un pubblico ad ascoltare le sue atroci poesie d'amore per il premier (che probabilmente sono l'unico motivo per cui gli è stato affidato il ministero della cultura).Ma c'è un docu-film della Guzzanti, “ Draquila” che, poiché racconta la realtà, offende l'Italia.

Ma come, ieri il suo padrone sosteneva che in Italia c'è fin troppa libertà di stampa e oggi il ministro se la prende con un documentario?

E poi, per favore, finiamola con questa storiella che l' italiano è suscettibile e si offende ad ogni malefatta smascherata del premier. Molti italiani non si offendono per questo: si offendono per avere un personaggio come Bondi al ministero della cultura, con il solo mandato di tagliare i fondi a chi la cultura la fa e di elargire soldi pubblici con criteri a dir poco discutibili (siamo proprio sicuri che Natale a Berverly Hills sia un film di interesse culturale e come tale destinatario di finanziamenti?). Gli italiani si offendono ad assistere allo scempio che si sa facendo della scuola pubblica. Si offendono quando vedono i tentativi di asservire la giustizia alle voglie del capo. Si offendono a sentire un personaggio squallido banalizzare il significato dell'Unità del nostro Paese, lui che se ne va in giro con ridicole ampolle che dovrebbero rappresentare inesistenti popoli padani. Sarebbe lungo l'elenco delle ferite inferte da questa gente all'orgoglio ed alla onestà dei nostri concittadini. Ma l'offesa più grossa, quella che proprio non si sopporta più è quella si sentire simili personaggi, che non avrebbero la statura morale e culturale neppure per fare il parroco di campagna, accomunare tutti gli italiani in un afflato di rappresentatività che non gli appartiene. E non mi si dica che il Governo rappresenta tutti. E' il Parlamento che mi rappresenta, quello vituperato e privato delle sue competenze, ridotto com'è ad un votificio, è il Presidente della Repubblica che mi rappresenta, quello tirato per la giacchetta ogni volta che fa comodo ed offeso quando alza, anche timidamente, la voce, è la Costituzione che mi rappresenta, quella violentata ogni volta che si cerca di modificarla a proprio uso e consumo, è, retoricamente, la bandiera che mi rappresenta, quella con cui Bossi dichiara di “ pulirsi il culo”. Non questo governo, rappresentanza di una minoranza del paese, che non autorizzo a parlare in nome mio.


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mercoledì 5 maggio 2010

Scajola, gradisce un caffè?


A chi non è capitato, uscendo dal solito bar, sentirsi dire che il caffè ce lo ha offerto qualcuno che a stento conosciamo. E nessuno di noi si è impegnato più di tanto a capirne le motivazioni: una gentilezza da qualcuno che ci conosce e, probabilmente, ci stima. Certo 90 centesimi di stima non sono poi molti, ma 900 mila euro, magari, meriterebbero forse un'indagine ulteriore. Ma non per Scajola.
Il ministro più dimesso dei governi Berlusconi e sempre senza motivo. La prima volta per aver dato del rompicoglioni a Biagi che protestava per avere una scorta. Con gli esiti drammatici che conosciamo. Oggi per non aver capito che il mercato immobiliare ha delle regole e un appartamento nel centro di Roma, con vista sul Colosseo, ha un valore di oltre il doppio di quello che pensava di aver pagato.
Ma che ingenuone il nostro ministro, che bambinone innocente.
Certo, fino a che non sarà chiarita l'intera vicenda è opportuno presumerne l'innocenza, ma solo l'idea che un ministro della repubblica, politico navigato come Scajola ritenga di poter fare le dichiarazioni che ha fatto rappresenta di per sè un segnale politico preoccupante. A che livello è arrivata la corruzione nel nostro Paese se si ritiene possibile un simile fatto. Forse non siamo abituati a fare confronti, ma 900 mila euro corrispondono ad uno stipendio di 1500 euro mensili (neppure tanto basso, quindi) per 50 anni. A questo ammonta il caffè gentilmente offerto al nostro ministro. E pensare che qualcuno si permette di parlare di sensibilità e senso dello stato.


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venerdì 16 aprile 2010

Silvio va alla guerra


Sarà vero? Sarà falso? Certo è che questo è il momento più " pericoloso" di questa legislatura. La minaccia di elezioni anticipate si fa sempre più concreta e, con essa, la solita visione " privatistica" dello stato. Che importa se, anche se con difficoltà, la legislatura potrebbe andare avanti fino alla scadenza naturale? quello che importa è che al " leader" nessuno può opporsi, sennò, come un bambino viziato, comincia a battere i piedi per terra e a fare i capricci.
Solo che i suoi capricci li paga il Paese. Non in termini di vuoto di governo, perchè il vuoto sarebbe comunque meno dannoso della sua azione, essendo le uniche iniziative finalizzate a permettere al "premier" di evitare i processi, ma in termini di costo delle elezioni e della relativa campagna elettorale, in termini di credibilità sui mercati in un difficilissimo momento legato al superamento della crisi economica e come fase di rinnovato scontro tra gli schieramenti.
Intanto Berlusconi ha già ripreso a fare quello che sa fare meglio: negare l'evidenza come con la sua ultima dichiarazione sulla mafia. Mentre vengono chiesti undici anni di reclusione per il suo amico Dell'Utri, il nostro Silvio afferma in sostanza che la colpa della mafia è della fortunata serie televisiva " La Piovra" e di Saviano che ha ingigantito il ruolo della criminalità organizzata in Italia con " Gomorra". Ma andiamo: la mafia non esiste, Mangano era un eroe, e Falcone e Borsellino, in fondo, erano dei rompicoglioni!


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giovedì 15 aprile 2010

Ridatemi Andreotti!


Non si è fatta attendere la Lega per alzare la voce, dopo la vittoria alle ultime elezioni regionali. Archiviato lo show anti ru486 di Cota e Zaia, di cui nessuno parla più, ecco il nuovo campo d'azione: la rivendicazione della Presidenza del Consiglio alle prossime elezioni politiche e la guida delle banche del nord.

Sul primo punto non c'è nulla da dire: è una legittima rivendicazione, anche se una ipotesi del genere non può che far tremare i polsi alle persone per bene. Anche perchè sfugge il disegno complessivo. Siamo probabilmente di fronte alla rivendicazione di un ticket con Berlusconi alla Presidenza della Repubblica e, azzardo, Maroni a capo del Governo. Ma questo mette in discussione il disegno “ presidenzialista” di Silvio. E allora? È forse presto per dirlo, a meno che non sia una sparata per distogliere l'attenzione dall'altra, ben più grave, rivendicazione.

Non basta liberarsi da quest'incubo con una scrollata di spalle, ricordando il misero fallimento della Banca del Nord, cara a Maroni, Tremonti e Fiorani. La posizione della Lega ha il sapore dell' occupazione dell 'intera economia italiana. Affermare che si vuole il controllo delle banche del nord, significa volere il controllo di tutto il credito del nostro paese. Sono solo la BNL e Cariparma (completamente “francesizzate”) ormai a non essere “banche del nord”: tutte le altre o sono nell'orbita di San Paolo- Intesa e di Unicredit e Carige o sono piccoli istituti che poco possono incidere sulla gestione del credito.

La Lega avrebbe il controllo dell'intera economia, con le conseguenze che ciascuno potrebbe divertirsi ad immaginare: credito solo alle imprese del nord? chiusura di tutti i conti correnti intestati ad immigrati? federalismo bancario? E con la sottoscrizione dei titoli del debito pubblico come la mettiamo con lo slogan di “Roma Ladrona”? E via così, sapendo che la fantasia non potrà mai eguagliare la realtà cui potremmo assistere se una tale ipotesi dovesse andare in porto.

Ma questo è anche emblematico di un altro aspetto. Quelli che hanno qualche anno in più ricordano la gestione del potere della vecchia Democrazia Cristiana: il manuale Cencelli e la lottizzazione. Ma era nulla rispetto a quello cui stiamo assistendo. La protervia è tale da far pensare che non ci si trovi dinanzi ad una richiesta di maggior peso politico nell'economia, ma tentativo di assalto alla ricchezza del paese tout-court.

Il senso dello stato è ormai roba del passato, che puzza di vecchio. La politica non è al servizio dei cittadini, ma esattamente il contrario.

Non avrei mai pensato in vita mia di rimpiangere Andreotti e Fanfani: ci voleva Bossi con le sue sparate!


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martedì 13 aprile 2010

Il lifting di Berlusconi, la liposuzione di Bersani


Una bella ragazza, supina, mi guarda sorridente ed ammiccante da una doppia pagina di un settimanale. Non pubblicizza un detersivo o un paio di scarpe, né un costume da bagno: questa volta il prodotto è particolare: l' illusione.

Il ricorso alla chirurgia estetica è ormai talmente diffuso che sta diventando un pret-a-porter delle cliniche private, ma è anche la rappresentazione della nostra società.

Quello che conta non è quello che si è, ma come si appare e se, per sembrare più belli o più giovani, o, in generale, più attraenti, bisogna “barare”, non è un problema.

L'estetica ha sostituito l'etica e Berlusconi ha saputo interpretare perfettamente questo cambiamento, anzi lo ha stimolato e cavalcato attraverso i programmi trash delle sue televisioni, piene di grandi fratelli e veline. Il potere basato sull'illusione: quella di poter essere più ricchi, più belli, più giovani. Non possono esserci ostacoli o regole da rispettare per realizzare questa illusione e perfino il codice penale diventa un ostacolo da abbattere o da aggirare.

Contro questo messaggio occorre essere vigili e preoccupati poiché i suoi effetti potrebbero essere devastanti e minare alla base le regole democratiche della convivenza civile.

L'opposizione politica, a cominciare dal PD, è chiamata ad una grande e difficile prova: quella di invertire la tendenza al degrado, recuperando la capacità della vecchia sinistra di parlare con la gente, riscoprire il territorio, interpretare i bisogni delle persone e fornire risposte credibili. Sarebbe sbagliato continuare nella rincorsa acritica delle destra sul suo terreno, come anche recentemente abbiamo assistito, o, al contrario, negare le preoccupazioni delle persone sui temi che hanno consentito e consentono da una parte alla lega, dall'altra al PDL di mietere consensi anche in settori tradizionalmente legati alla sinistra. Se Berlusconi parla alla pancia delle persone, Bersani dovrà parlare alla testa ed al cuore. Se Berlusconi aggira le regole per il proprio vantaggio, l'opposizione dovrà far capire che le regole esistono per la tutela dei nostri diritti e non sono un'inutile complicazione o un ostacolo. Se Bossi considera l'immigrazione la fonte di tutti i mali, la sinistra dovrà dare risposte credibili e serie sul tema della sicurezza e del lavoro, a partire dalle regioni che governa.

Ci sono tre anni di tempo prima delle prossime elezioni: come saranno occupati? Fantasticando di leader carismatici? Lacerandosi sulla struttura organizzativa da dare al PD, federale o centralistica? O cominciare a lavorare con e tra la gente per far riemergere la natura solidale, democratica, civile delle persone, oggi sepolta sotto chili di cerone, trasformate in patetici mascheroni del tutto simili al “grande” presidente del consiglio?


L'immagine è tratta dal supplemento D di Repubblica del 10/4/2010


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mercoledì 31 marzo 2010

La resistenza? Roba da circuiti elettrici


La Gelmini non smette mai di stupire. E' davvero un vulcano di idee, di trovate, di innovazioni. Peccato che non ne azzecchi una! Dopo il grembiulino, il maestro unico, il creazionismo al posto dell'evoluzionismo darwiniano, la geografia, i crediti formativi a chi si avvale dell'insegnamento confessionale della scuola cattolica, ecco i fuochi d'artificio destinati ai ragazzi dell' ultimo anno dei licei.

Come un prestigiatore, basta un piccolo gesto e voilà, al posto della realtà ecco comparire la finzione: credevate che l'Italia fosse uscita dalla guerra e dal fascismo grazie alla resistenza? Sapete quella cosa di sessant'anni fa che ha impegnato uomini e donne, vecchi e giovani in una guerra di liberazione che ha posto le basi per la nascita della Repubblica e della Costituzione? Quella che si celebra il 25 aprile, con deposizione di corone di fiori, fiaccolate, comizi? I tecnici del Ministero della pubblica (d)istruzione ritengono che non valga la pena di inserirla tra gli argomenti da insegnare, insieme all' “inizio della società di massa...il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda (il confronto ideologico tra democrazia e comunismo), l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico (l'Onu), la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana”.

Ovviamente i tecnici si affrettano a dire che non c'è nessuna volontà negazionista, ma si lascia ai presidi la decisione di come inserirla nell'insegnamento.

Ovviamente: la scusa è peggiore del male. La resistenza è per questi signori di così poco valore nella nostra storia che si lascia alle singole scuole come e se insegnarla. Del resto con tutti i soldi che l'ineffabile Gelmini mette a disposizione delle scuole che ci vuole ad organizzare un corso ad hoc, magari a fianco ad uno sull'uncinetto al tombolo!

Per fermare questo revisionismo si può dire la propria, entro il 22 Aprile, sul forum dell'Indire.

Altre informazioni qui


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Non sarò originale, ma la penso così!


Non basta vivere in una regione che ha riconfermato la giunta di centrosinistra per essere contenti.

L'avanzata della Lega, spinta dai sentimenti più beceri e retrivi, copre di una cappa asfissiante tutto il nord ed i rischi di una ulteriore stretta in senso nazional-populista sono sotto gli occhi di tutti. Da domani saremo nuovamente gratificati dalle esternazioni di Borghezio o Gentilini sugli immigrati e sulle radici cristiane (sic!) del nostro Paese. Le ricadute sul governo ci saranno e Bossi alzerà la voce anche perchè risulta evidente che la Lega è la vera stampella di questo Governo che, altrimenti, uscirebbe fortemente ridimensionato da queste elezioni.

Certo, forse ci eravamo un po' illusi che le urne avrebbero dato un responso diverso, ma è evidente che, agli italiani, vanno bene le sceneggiate berlusconiane che, lungi dal rappresentare il partito dell'amore, fonda sull' odio il proprio potere: odio verso tutti coloro che non lo riconoscono come “superiore” e quindi intoccabile.

Il voto di ieri ha però messo in evidenza come, nel centro sinistra, sia necessario ripensare una strategia, soprattutto da parte del PD. Maggiore incisività nell'opposizione; più decisa caratterizzazione come partito, abbandonando le elucubrazioni dalemiane sulla crisi delle ideologie e l'anacronisticità (si dice così?) dei concetti di destra e sinistra; maggiore attenzione al rinnovamento dei dirigenti, troppo spesso oggi creati con una sorta di “ clonazione” da parte dei vecchi leader (nuovi si, ma uguali in tutto e per tutto a quelli che hanno portato la sinistra in questo sfacelo); maggiore apertura verso gli umori della gente di sinistra. Sono questi, mi pare, gli argomenti che il partito di riferimento del centrosinistra dovrà affrontare e prima e con più decisione lo farà, meglio sarà per tutti noi.

A partire dalla scelta del leader per le prossime politiche. Che dovrà essere ricercato anche al di fuori degli schemi cui il PD è abituato: un giovane? Una donna? Un esterno al partito? O banalmente Bersani?

Che è poi lo stesso problema che si trova oggi ad affrontare il centrodestra. Chi è pronto a scommettere che, nel 2013, il leader sarà ancora il settantasettenne Berlusconi?

A meno di una ennesima forzatura istituzionale del cavaliere, come una sfiducia pilotata in Parlamento che apra le porte ad elezioni anticipate. Ma grazie al cattivo risultato del PDL, che ha perso circa il 10% rispetto alle precedenti politiche, almeno questo rischio sembra scongiurato. Ma la Lega si accontenterà del sindaco di Milano, come Bossi ha già rivendicato, o cercherà di uscire dal fortino del Nord, candidandosi a leader dello schieramento, magari con Maroni? E gli uomini di Fini? Si accontenteranno di una Polverini soltanto o saranno in grado di alzare la voce? Nell'attesa di sciogliere questi interrogativi aspettiamoci un veemente assalto del premier alle regole democratiche, per riaffermare il potere suo e dei suoi cortigiani e per impedire che la Magistratura tolga definitivamente il velo alla rete di corruttele e malaffare che avvolge la sua vita in una ragnatela inestricabile.




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venerdì 26 marzo 2010

Carfagna e la rivoluzione


Chi ha avuto modo di assistere alla trasmissione di Santoro, ieri sera, sarà probabilmente rimasto colpito dalla affermazione di Mario Monicelli sulla necessità, per cambiare le sorti di questo paese, di una “ rivoluzione”.

Mi sono chiesto che cosa volesse dire il grande maestro del cinema con questa affermazione. Probabilmente non intendeva una rivoluzione armata. Mi sembrerebbe eccessivo e, probabilmente, neppure utile.

Ciò che forse ritiene necessario è una “ rivoluzione culturale e delle coscienze” che restituisca alle persone la capacità critica rispetto a ciò che accade e che oggi mi sembra ottenebrata da una serie di questioni, dalla dipendenza dalla televisione, allo scarso spessore per personale politico; dall'egoismo della ricerca del proprio immediato tornaconto, al dispregio delle regole e della cosa pubblica.

In questo senso mi sento di condividere l'affermazione.

La cosiddetta seconda repubblica ha visto il perpetuarsi di modelli vecchi e personaggi riciclati. Si è risolta in una semplice operazione di lifting con la creazione di nuove aggregazioni, perlopiù elettorali e senza contenuti e riferimenti ideologici (nel senso più nobile del termine). E come tutte le “cover” ne è risultato un modello che fa rimpiangere l'originale.

Una rivoluzione fallita, insomma, o forse mai davvero cominciata.

E' il momento di voltare pagina, superando le lusinghe sempre forti di rinchiudersi nel privato spinti dalla delusione.

Le elezioni di venerdì possono essere un banco di prova. Lungi dall'astenersi credo sia indispensabile approfittare del fatto che, almeno a questo livello, sia ancora possibile esprimere una preferenza.

Io lo farò e voterò una donna.

Non per una malintesa volontà di riequilibrio di genere, ma poichè ritengo che le donne possano davvero rappresentare una novità nella politica di questo paese.

Poco coinvolte, a causa di discriminazioni, palesi o nascoste, che finora ne hanno impedito il corretto e compiuto impegno politico, rappresentano, proprio per questo, un elemento nuovo su cui investire, per dare davvero una svolta al modo di approcciarsi alla politica.

Non parlo di donne “scelte” dal capo come la Carfagna o la Gelmini, sempre pronte a compiacere il padre-padrone. Parlo delle donne “vere”, portatrici di idee, modi di relazionarsi, indipendenza di pensiero, autonomia nuovi.

E' necessario cambiare davvero tutto, non in senso gattopardesco, perchè nulla cambi, ma per una nuova e diversa stagione della politica, per nuove regole (avendo ormai distrutto quelle vecchie), per nuove parole d'ordine, per nuove facce.

Non so se votare una donna può essere risolutivo, ma potrebbe rappresentare un primo passo.

Forse la vera rivoluzione può cominciare proprio domenica.



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martedì 23 marzo 2010

Dalla moto al cancro


Lo confesso, nei confronti di questo governo sono un po' prevenuto e, come per il bicchiere, sono più incline a vederlo mezzo vuoto, piuttosto che mezzo pieno.

Questo è valido anche per gli ultimi provvedimenti in materia economica. La politica degli incentivi, a mio modo di vedere, non serve a superare una crisi pervasa come quella dalla quale, noi più di altri paesi, stentiamo ad uscire. Non è utile perchè non è strutturale, ma rappresenta solo interventi tampone, destinati a cessare e quindi a non creare posti di lavoro stabili. Qual'è l'industria che aumenta il proprio personale sapendo che gli eventuali maggiori ordinativi sono destinati a cessare nell'arco di sei mesi o un anno?

Che cosa hanno prodotto gli incentivi all'acquisto dell'auto (panacea di tutti i mali a sentire i Tremonti e gli Scajola di un anno fa)? La chiusura prospettata di una fabbrica, con le evidenti ricadute occupazionali in un'area con poche possibilità di ripresa come quella di Termini Imerese, cassa integrazione in tutto il gruppo, cali occupazionali, crisi del settore. Il tutto tra i guaiti e le inutili proteste del ministro dell'industria che finge di ignorare che la crisi di oggi è figlia dell'errore di ieri.

Ciò che è grave che non si è imparato dal proprio errore. Si continua a decidere su quali settori puntare: ieri le auto, oggi le cucine e le moto elettriche.

Il problema è che la crisi riguarda essenzialmente le famiglie a reddito più basso che certamente, avendo le difficoltà collegate alla classica quarta settimana, non sono in grado, comunque, di investire migliaia di euro in beni durevoli.

Il provvedimento dovrebbe essere diverso, come già ho scritto in un post precedente: interventi strutturali sul costo del lavoro, attraverso la leva fiscale, alleggerendo così i bilanci delle imprese (solo quelle che operano sul nostro territorio, si badi bene, non la kawasaky o la yamaha) e garantendo un netto superiore ai lavoratori ed alle lavoratrici, consentendo loro di incrementare i consumi.

Ma forse questi provvedimenti hanno scarso impatto emotivo e sono poco utili in vista delle elezioni regionali. E' senz'altro meglio promettere la sconfitta del cancro come è stato fatto dal palco di Piazza San Giovanni, illudendosi di essere dinanzi ad una folla osannante e negando la verità di un declino che sembra inesorabile e quasi patetico, rallentato solo dalla malafede di cortigiani ben retribuiti e dalla miopia della gente che, illusa o manipolata, continua a credere al miracolo italiano che, ormai, esiste solo nelle vignette degli umoristi.
La vignetta è tratta da www.gianfalco.it


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lunedì 22 marzo 2010

Abbiamo il dovere di ascoltare


Senza neppure aspettare lo scrutinio, il primo ministro francese Fillon ha commentato la vittoria della sinistra e la sconfitta del suo partito dicendo “ La Francia ci ha parlato, noi abbiamo il dovere di ascoltarla”.

Mi è subito venuto in mente che cosa potrebbe dichiarare il nostro primo ministro se lunedì prossimo il responso delle urne fosse simile a quello francese.

Nell'ordine:

è un complotto e ci sono stati brogli nel voto (dimenticando che è al Governo e, se c'è un responsabile di brogli, questo non potrebbe che essere lui stesso);

gli elettori di sinistra sono tutti dei coglioni;
è colpa dei magistrati che hanno scippato gli elettori dalla possibilità di votare per l'amore e la libertà (dimenticando che al suo partito non stato scippato di nulla, ma, semplicemente, non ha presentato in tempo le liste. É come se noi andassimo ai seggi un'ora dopo la chiusura, pretendendo di votare lo stesso);


Da una parte la serena accettazione del responso elettorale e l'inizio di un esame di coscienza per capire dove si è sbagliato, dall'altra una rappresentazione caricaturale di una democrazia malata e zoppa.

Da una parte la politica che richiama se stessa al rispetto della volontà degli elettori, dall'altra il delirio di onnipotenza di chi ritiene che esista una sola verità, la propria.

Da una parte il rispetto delle regole, dall'altra le regole violate e piegate ai propri interessi.

Perchè questa nostra becera e antidemocratica destra da repubblica delle banane non impara non da un regime liberticida, comunista, basato sull'odio, dominato dalla magistratura politicizzata e rossa, ma da una destra che siede sugli stessi scranni europei, che condivide le stesse parole d'ordine e gli stessi programmi?




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giovedì 18 marzo 2010

Orchi con la tonaca


Non ho mai dato alla fede un significato politico e sono critico con chi lo fa. Cristiani, musulmani, ebrei non sono categorie, a mio modo di vedere, “significative” politicamente, ma dovrebbero attenere esclusivamente al proprio personale. Si può credere in un Dio, o si può essere agnostici o atei senza che questo abbia ripercussioni sul proprio modo di stare nella società, di votare, di rispettare diritti e libertà altrui. Per questo non ho finora dato importanza al mio essere “ battezzato” e quindi essere annoverato tra i cattolici, nonostante entri in una Chiesa solo in occasione di matrimoni e funerali, o per ammirare le opere d'arte che contengono. Ma adesso ho deciso di aderire alla campagna dell' UAAR per lo sbattezzo, per far cancellare il mio nome dagli elenchi dei cattolici (non si può “ripudiare” l'appartenenza alla chiesa cattolica, una volta battezzati lo si è per sempre). Ho deciso di farlo come presa di distanza da una gerarchia sempre pronta a condannare chi divorzia, o abortisce, ma altrettanto pronta a coprire ignobili crimini che, al suo interno, si compiono ogni giorno.

Senza scomodare gli scandali tedeschi, solo a Savona, in questi giorni, sono ben due i preti coinvolti in indagini per pedofilia. Non intendo, evidentemente, condannare questi preti prima che le indagini siano completate e le responsabilità accertate, ma colpisce l' atteggiamento della gerarchia che oscilla tra il sostegno a prescindere, con la creazione di gruppi di fans sui social network ad un' ipocrita “allontanamento” provvisorio dalle funzioni sacerdotali, nascondendolo dietro la cortina della “richiesta personale”.

Pur riconoscendo l'impegno di moltissimi preti a sostegno dei deboli, degli emarginati, dei poveri, non posso non vedere che costoro sono spesso abbandonati o ignorati dalle gerarchie, mentre ignobili criminali trovano nel perdono e nella preghiera della propria chiesa il conforto e la sottovalutazione dei loro reati.

Non so se Dio esista, ma se c'è, spero proprio che costoro trovino in quell' inferno tanto reclamizzato nelle loro omelie, la punizione e la condanna per l'inferno cui hanno condannato, sulla terra, ragazzini e ragazzine che a loro si sono affidati spinti dalla fiducia che un uomo di chiesa suscita. Ma soprattutto spero che la giustizia sia in grado di compiere il suo corso, in tutto il mondo, condannando i colpevoli e battendo le gerarchie ecclesiali che, per il buon nome della chiesa, continuano a coprire gli orchi con la tonaca.


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lunedì 15 marzo 2010

Sarko no Sarko si


1er tour : intervention de Martine Aubry
Caricato da PartiSocialiste. - Video notizie in tempo reale


Chissà se i dirigenti del Partito Democratico avranno tratto qualche insegnamento dal risultato del primo turno delle elezioni regionali francesi che fanno presagire un'importante vittoria del Partito Socialista e della sinistra nel suo complesso.

Mentre i vari D'Alema si affannano a dire che bisogna saper parlare ai delusi del centro-destra seguendo lo stucchevole cliché secondo cui le ideologie sono morte, oltralpe i socialisti, insieme alle formazioni di sinistra, sventolando le loro bandiere e le loro parole d'ordine, si apprestano ad infliggere a Sarkozy una lezione tanto dura da far presagire, a breve, un profondo rimpasto nella compagine governativa e una virata decisa nella politica francese.

Quello che, alla nascita del Partito Democratico, era indicato da molti come un possibile leader del futuro partito democratico europeo, Francois Bayrou, è precipitato al di sotto della soglia critica del 5%, scomparendo, nei fatti, dalla scena politica francese e non solo, affondando il sogno di un “ grande centro” di rutelliana memoria.

Non si comprende perchè, di fronte alla evidente crisi di proposte e di governo di Berlusconi, il PD non trovi la capacità di rilanciare con l'orgoglio di essere brutalmente alternativi, come metodi, come parole d'ordine, come programmi, come etica. Non si capisce perchè si presenti agli elettori quasi con il cappello in mano, sostenendo che, in fondo, le cose che vogliono fare sono le stesse di Berlusconi, ma il centro sinistra le farebbe meglio.

Ma questa è vocazione alla sconfitta. Per vincere e battere Berlusconi occorre proporre cose diverse, rilanciare l'unità della sinistra, dichiararsi ” alternativi” e non “ sostitutivi” alla destra.

I francesi ci insegnano che per vincere contro la destra occorre essere sinistra. Sembra una stupidaggine, ma finchè il PD non lo capirà, saremo costretti a tenerci Berlusconi, i suoi conflitti d'interesse, i suoi attacchi a magistrati ed informazione, le sue bugie.



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lunedì 8 marzo 2010

L'8 marzo e il riposo del guerriero


Una diffusa credenza fa risalire la festa dell' 8marzo ad un incendio in una fabbrica di New York nel quale sarebbero morte oltre 100 operaie, in sciopero e rinchiuse nella fabbrica.

In effetti questa ricorrenza è nata dalla volontà dell' Internazionale Socialista, o meglio delle delegate dell'Internazionale, di istituire una giornata di lotta e sensibilizzazione contro le discriminazioni che, nel lavoro, nella società, nella politica, colpivano le donne.

Qualunque sia la genesi di questa ricorrenza è comunque indubbio che si tratti di una giornata di impegno politico, non limitato alle donne, ma esteso a chiunque creda che non vi possano essere discriminazioni o vincoli di alcuna natura, legati al sesso, qualunque esso sia.

Molto poco è rimasto di tutto ciò: probabilmente gli uomini, ancora una volta, hanno saputo allontanare l'attenzione dal vero scopo della giornata. Inventando un contenuto di” festa” e di “ trasgressione” cercano così di distogliere l'attenzione dalle discriminazioni che ancora colpiscono le donne.

Hanno tristemente ragione le donne quando affermano che la vera parità potrà essere raggiunta solo quando anche donne mediocri occuperanno posti di vertice.

Amministratrici d'azienda, politiche, dottoresse sono accolte sono se rappresentano l' eccellenza, mentre lo stesso, notoriamente, non è richiesto agli uomini.

Una nuova degenerazione si affaccia oggi nella nostra società: le donne vanno bene solo se sono “ gnocche”: ministre, candidate alle elezioni, perfino immigrate più o meno clandestine, sono esempi di questo nuovo maschilismo.

Un maschilismo che riscopre il padre-padrone, quello che decide, in base ai suoi gusti, alla sua esclusiva volontà, quali sono le donne che vanno bene e quali quelle da non considerare.

Ed è davvero sorprendente che molte donne siano affascinate da chi, ogni giorno, le offende, calpesta la loro dignità, cerca di riproporre l'aforisma di Nietzsche secondo cui “ L'uomo deve essere addestrato alla guerra, la donna al riposo del guerriero. Il resto è stupidità”.

Ma Nietzsche nacque nel 1844. Facciamo tutti in modo che oltre 160 anni non siano passati invano. E non solo l'8 marzo.




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domenica 7 marzo 2010

Ecco l'agenda segreta del Governo


Sono entrato in possesso dell' agenda segreta del governo per cui sono in grado di anticipare i prossimi provvedimenti che verranno emanati:


1 – Se nel corso dello scrutinio delle schede per le regionali, in un qualsiasi momento, il PDL dovesse raggiungere il 51% dei consensi, lo scrutinio si intende completato e le schede rimanenti mandate al macero.

2 – Nel caso in cui l'evento di cui al precedente punto 1 non dovesse mai realizzarsi, la votazione, in quella sezione, si intende annullata.

3 – Nella lontana ipotesi in cui, nel corso di una intercettazione telefonica, dovesse emergere un qualsiasi riferimento a Silvio, il nome del presidente del consiglio viene modificato in PierLuigi.

4 – Nel caso si faccia riferimento, successivamente, a PierLuigi, si intende Bersani.

5 – Nel caso in cui, all'80.mo minuto il Milan fosse in vantaggio per uno a zero e gli avversari dovessero pareggiare, la durata delle partite di calcio si intende di 79 minuti.

6 - Nel caso in cui il Viagra non dovesse avere effetto, la escort con cui si accompagna la persona in questione è comunista.

Finalmente la libertà!


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sabato 6 marzo 2010

VERGOGNA!


venerdì 5 marzo 2010

E pensare che...


Mi astengo dal fare riflessioni sul pasticcio del Lazio e della Lombardia e sul tentativo di aggirare, ancora una volta, regole democratiche valide per tutti.

Una cosa, però, la voglio dire:

E pensare che questa è la gente che ci governa!


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martedì 2 marzo 2010

Da Orwell a Santoro, passando per Berlusconi


Non amo le cosiddette trasmissioni televisive di approfondimento politico. Non mi piacciono le risse da bar dello sport, né la politica dei genuflessi al potere, per cui non sentirò la mancanza dei vari porta a porta, ballarò, anno zero, bloccati dal solerte consiglio di amministrazione della Rai, in ossequio al regolamento emanato dalla commissione di vigilanza.

Ma questo non mi impedisce di fare alcune riflessioni sullo stato della democrazia nel nostro Paese, grazie a questo governo ed al partito di maggioranza che si autodefinisce “delle libertà”.

Si tratta, ancora una volta, di una riedizione del famigerato editto bulgaro, che costò l'ostracismo a Santoro, Biagi e Luttazzi.

Non c'entra niente la par condicio, ciò che conta è la volontà di mettere il bavaglio a possibili voci dissonanti e, soprattutto, la voglia di giocare sporco anche questa partita.

Non è un caso, infatti, e non potrebbe essere diversamente, che il regolamento possa essere applicato solo al servizio pubblico. Sky e Mediaset ne sono esenti, ma è evidente l'enorme sproporzione di accessi tra la tv del cavaliere e quella satellitare.

Ancora una volta il conflitto di interessi irrisolto ci sbatte in faccia questa mostruosa anomalia italiana. Il presidente del Consiglio proprietario della maggiore emittente privata e controllore di quella pubblica.

Non vi è significativa alternanza, rispetto al potere. Non esistono, in pratica, voci anche solo possibilmente critiche rispetto al potere dominante, si va verso elezioni truccate, condotte con una campagna elettorale impari e scorretta.

Bene fanno i sindacati dei giornalisti a denunciare questo gravissimo ed ennesimo attacco alla libertà di stampa, parallelo a quello alla magistratura che non vuole piegarsi ai potenti.

Già Orwell, nel suo 1984, aveva disegnato un paese dominato da una sola voce che dipingeva la realtà in base alla necessità dei potenti e non era un bel disegno.

Esiste solo una parola per descrivere la situazione in cui si trova il nostro paese, e non è delle più facili da scrivere: dittatura.


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domenica 28 febbraio 2010

La religione di Sturmtruppen


In questi giorni molte famiglie sono alle prese con l' iscrizione dei propri figli a scuola e, come tutti gli anni, sono posti difronte alla scelta di avvalersi o meno dell' insegnamento confessionale della religione cattolica.

Spesso questa scelta è fatta in modo superficiale, non per effettiva convinzione. Io stesso conosco famiglie che, pur non sognandosi neppure di entrare in una chiesa, fanno la scelta più facile e comoda, impedendo così, inconsapevolmente, l' esercizio di un diritto ad altre famiglie.

E' di tutta evidenza, infatti, che meno sono i bambini ed i ragazzi che si avvalgono di questa opportunità, più è facile, per i direttori didattici, eludere la norma che prevede per le scuole l'obbligo di proporre insegnamenti alternativi a quelli della religione cattolica, con la scusa dei costi eccessivi che l'organizzazione di corsi alternativi comporterebbe per un esiguo numero di partecipanti.

La cosa, già negativa di per sé, perchè provoca una evidente discriminazione ai danni dei pochi che rifiutano l'insegnamento, è ancora più odiosa grazie ad una ordinanza del Ministero della Pubblica Istruzione ( OM 26 del 15 marzo 2007) che attribuisce addirittura crediti formativi a chi frequenta l'ora di religione. Per evitare una palese anticostituzionalità detta ordinanza estende i crediti anche a chi frequenta eventuali ore alternative che, però, non sono mai organizzate per i motivi di cui sopra. Il famoso comma 22 di Sturmtruppen: chi è pazzo può richiedere di essere esentato dalle missioni di guerra, ma chi chiede di essere esentato non è pazzo. Solo che in questo caso non si tratta di un fumetto, ma del futuro e della vita dei nostri figli!

Il gruppo scuola e laicità di Savona ha messo a punto un video, molto simpatico, che illustra questa evidente discriminazione. Penso valga la pena di diffonderlo e far conoscere il problema.


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venerdì 26 febbraio 2010

L'imene di Silvio


Quella pubblicata qui a fianco è la prima pagina de “ Il Giornale” di oggi che inneggia alla “ vittoria di Berlusconi” nel processo Mills.

La prescrizione è considerata vittoria dai lacchè del presidente del consiglio e dei suoi familiari. La Cassazione ha confermato che il reato fu commesso, ma è passato troppo tempo perchè una condanna possa essere comminata. Il che significa che l' Avvocato Mills è stato corrotto e, quindi, che Berlusconi, probabilmente, è un corruttore.

Non ci sono attenuanti su questa vicenda. Mills è stato remunerato con 600mila euro per non aver parlato e tradito il suo cliente, solo che i soldi della corruzione sono entrati nella sua disponibilità nel novembre del 1999 e non quando sono stati versati sul suo conto, nel febbraio del 2000.

Questo è quello che dice la Cassazione, questa è, secondo Feltri, la vittoria di Berlusconi.

Grazie a sotterfugi, furberie, cavilli il nostro amato Silvio sfuggirà ancora una volta alla giustizia, ma non al giudizio della storia e dell'intelligenza delle persone che rifiutano di farsi rimbecillire dai grandi fratelli e dai finti giornali che altro non sono se non strumenti di un potere corrotto e colluso.

Del resto Berlusconi è convinto che basti un trapianto e qualche lifting per riacquisire la giovinezza. Perchè stupirsi se pensa possa bastargli una prescrizione per rifarsi una verginità?




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Ideologia e mazzette


Se c'è un elemento distintivo della politica attuale, in Italia, è il disprezzo delle regole della convivenza civile.

Tutto sembra essere concesso. Non esistono più vincoli né tabù. E le persone si sono talmente assuefatte a questo stato di cose che tutto sembra essere normale.

La vita è diventata finzione, anzi finction, e ciò che accade è un reality.

Fioccano le indagini sul miglior presidente del consiglio che l'Italia abbia mai avuto? Non è lui che (forse) ha violato la legge, sono i magistrati che sono dei persecutori, ma pochi si indignano per questa evidente falsità e restano, comunque, inascoltati.

La sua politica estera è caratterizzata da stretti rapporti con “ stati canaglia” i cui elementi di spicco considerano, come lui, lo stato come una cosa privata? Le barzellette e le battute su di lui e sull'Italia fioccano? Ma no, è alta la credibilità internazionale del nostro paese e l'opinione pubblica sembra credere alla favoletta .

Un terremoto sconvolge un intera regione del nostro martoriato territorio? Due telecamere, un sorriso qualche stretta di mano, il taglio di qualche nastro ed ecco confezionato il miracolo da additare come esempio al mondo, nascondendo che, a quasi un anno dall'evento, le macerie ingombrano ancora il centro città del suo capoluogo e gli abitanti sono costretti a portarle via con le carriole.

Ma questo disprezzo assume contorni addirittura inquietanti quando si leggono notizie riguardanti la corruzione dilagante nel paese, con coinvolgimenti mafiosi e sciacallaggi.

E' tanto profondo questo cancro che perfino Berlusconi, evidentemente dopo la lettura attenta di un sondaggio, prova a disinnescare una possibile mina vagante per la credibilità della sua parte politica, proponendo una legge che impedisca la candidatura di persone indagate, facendo finta di dimenticare che, se una simile legge fosse approvata, si aprirebbe un enorme imbarazzo nella sua permanenza al vertice dello stato. Ed infatti, immediatamente dopo la proposta, questa viene accantonata, e tutto continua come e peggio di prima.

Perfino le ideologie sembrano essere corrotte. O almeno così si affannano ad affermare leader politici di tutti gli schieramenti.

Le ideologie sono morte, non esiste più una differenza tra destra e sinistra, quello che conta sono soltanto le singole proposte, anche al di fuori di ogni progetto di visione della società.

Ma è questa, a mio modo di vedere, una delle causa di tutto ciò che accade. Non esiste più senso dello stato, e interessi superiori della comunità rispetto a quelli individuali.

Ma a credere che le ideologie non esistano più sono solo gli interessati vertici dei partiti, di tutti i partiti, che si affannano a cercare consensi con proposte spot, incapaci di vedere che altrove, all'estero, da Obama a Zapatero, da Brown a Merkel, è tutto un riscoprire di appartenenze, di progetti e proposte “alternativi” a quelli degli avversari politici, inseriti in un disegno complessivo della società, in una visione anche onirica del mondo futuro.

In una parola: ideologia.




La vignetta è di Mauro Biani (maurobiani.splinder.com)
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giovedì 11 febbraio 2010

L'etica postuma di Bertolaso


Servitore dello stato, grande sensibilità democratica, rispetto per le istituzioni, vittima di accanimenti.

Sono le definizioni date a Guido Bertolaso, il giorno dopo la notizia dell'arresto di suoi stretti collaboratori e l'indagine a suo carico per corruzione.

Figuriamoci cosa sarebbe successo se, dalle intercettazioni telefoniche, fosse emersa la sua incorruttibilità. Forse la santificazione sarebbe stata insufficiente.

Purtroppo ormai sfugge a tutti il fatto che da un funzionario pubblico il minimo che ci possa e debba aspettare, prima della competenza, prima della disponibilità, prima dell'efficienza, prima dell'efficacia degli interventi, è la sua onestà ed integrità.

Invece sembra che il fatto di avere responsabilità pubbliche sia diventato un viatico per arricchimenti personali, regali sontuosi, disponibilità imbarazzanti, impunibilità.

La nostra adesione all'Europa non ha portato con sé, ahimè, la stessa visione della politica e del ruolo pubblico e se i premier degli altri Paesi vanno al lavoro in bicicletta, da noi, sui voli di stato si ospitano chitarristi e prostitute; se ministri si dimettono perchè si è accettato un regalo a Natale, da noi le dimissioni si rifiutano anche sotto accusa di corruzione; se il figlio di un presidente viene nominato al vertice di un ente pubblico, subito fanno seguito imbarazzate rinunce, da noi si candidano alle elezioni compiacenti signorine.

La sensibilità democratica, il rispetto delle istituzioni si misurano dalla capacità di restare integerrimi, non da quella di andarsene se si viene scoperti con le dita nella marmellata.


L'immagine è tratta da euronews.net
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martedì 9 febbraio 2010

Forza Mafia


Non è certo uno scoop affermare che le dichiarazioni di Ciancimino e quelle di Gaspare Spatuzza sembrino essere facce di una stessa medaglia.

Ed è una medaglia davvero poco tranquillizzante, sia che le affermazioni siano vere, sia che siano false.

Se sono vere, sarebbe davvero spaventoso lo scenario che potrebbe aprirsi nella vita politica italiana. Al confronto “ mani pulite” sarebbe una bricconata da ragazzini. Sarebbe la realizzazione di un progetto criminale senza precedenti: la mafia che, attraverso suoi fiancheggiatori, si impossessa dello stato con tutto ciò che questo significherebbe in termini di opere pubbliche, appalti, banche, industrie, mezzi di comunicazione di massa. Quale migliore occasione per riciclare il denaro sporco proveniente dai crimini di tutto il mondo, a cominciare da quello legato al traffico internazionale di stupefacenti che vede l'Italia, guarda caso, importante crocevia?

Ma anche se costoro mentissero e le loro esternazioni e denunce facessero parte di un piano ben orchestrato sarebbe preoccupante. Significherebbe infatti che, lungi dall'essere battuta, la mafia, come le brigate rosse negli anni 70, mira direttamente al cuore dello stato, cercando di realizzare una sorte di golpe strisciante, delegittimando un governo democraticamente insediato ed impedendogli di governare.

E' evidente che la Magistratura sia chiamata a svolgere un compito fondamentale ed è indispensabile che sia posta in grado di svolgere in autonomia ed autorevolezza il proprio compito per accertare la verità dei fatti, abbandonando scorciatoie miranti all' impunità o all' immunità.

Non basta infatti che Spatuzza e Ciancimino cerchino di convincere i magistrati e l'opinione pubblica della veridicità delle loro affermazioni, né che Berlusconi, Dell'Utri e tutti gli altri chiamati in causa neghino, portando come prova i risultati ottenuti dal Governo nella lotta alla criminalità organizzata.

Questo aspetto è del tutto ininfluente poiché utilizzabile in entrambi i sensi. La mafia avrebbe infatti deciso di portare l'attacco a Forza Italia e Berlusconi proprio perchè non avrebbero rispettato i patti.

Avevo scritto in un precedente post che spero che Spatuzza menta. La lista dei bugiardi comincia ad essere lunga e, su tutti, si allunga minacciosa l'ombra dell'”eroe” Vittorio Mangano.




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domenica 7 febbraio 2010

La menzogna è una ciliegia


Quello che succede nel nostro paese è stupefacente.

Mentre in tutta Italia le battaglie per la difesa del posto di lavoro assumono toni drammatici il nostro presidente del consiglio, in una delle sue consuete esternazioni telefoniche, oltre ad autodefinirsi un “ grand'uomo”, ha affermato che l 'economia italiana va bene, che il suo governo si è impegnato a difesa del lavoro e, tutto sommato, stiamo meglio che nel resto dell' Europa.

La crisi sta, al contrario, mostrando la sua faccia più feroce. Se fino ad oggi abbiamo vissuto bene o male di rendita, ora i nodi dell'incapacità di progettare alcunchè stanno venendo al pettine.

Era facile prevedere che adesso si sarebbero manifestati i problemi peggiori per quanto riguardava l'occupazione. In Italia solo una persona si è illusa che bastasse invitare all' ottimismo, come Tonino Guerra nello spot degli elettrodomestici, per uscire dalla peggiore crisi del dopoguerra.

Purtroppo la vita vera non è un spot, ed oggi operai ed impiegati piangono per aver creduto al grande sogno promesso da un imbonitore ed avergli dato fiducia.

Nulla è stato fatto in Italia per affrontare la crisi, se non la vecchia e logora ricetta degli incentivi, col risultato che Montezemolo sputa nel piatto dove finora si è pasciuto, sostenendo che la Fiat non ha preso un centesimo dallo stato, minacciando chiusure di stabilimenti e cassa integrazione.

Ma come rimproverargli questa falsità, quando è dalle massime cariche dello stato che arrivano le menzogne più evidenti e dolorose; così, come con le ciliege, una menzogna tira l'altra, indifferenti alle conseguenze.

La speranza è che i lavoratori e le lavoratrici che lottano dai tetti di uno stabilimento o dalla cima di una gru, si rendano finalmente conto che non è con le false promesse che si governa, ma con programmi seri, progetti, realizzazioni.

Oggi solo una categoria di “ lavoratori” può essere soddisfatta della situazione: gli insegnanti di religione, unici che, senza scioperi, senza trattative, senza impegno, di sono visti aumentare la retribuzione di oltre 200 euro mensili, mentre si assiste allo sfacelo della scuola.





La vignetta è tratta da http://vadelfio.splinder.com/
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venerdì 5 febbraio 2010

Mio figlio si preoccupa per la Giustizia


Mio figlio, quinta elementare, è fortemente preoccupato per la situazione della giustizia in Italia.

Non riesce a dormire pensando che, quando crescerà, potrà essere vittima delle persecuzioni di una banda di toghe rosse scatenate, della lunghezza dei processi che non danno garanzie di impunità ai criminali, dell'uso politico che i giudici fanno degli avvisi di garanzia.

E' anche fortemente preoccupato per le difficoltà che incontrano i cantieri della Tav in val di Susa, per l'opposizione di una piccola minoranza di cittadini europei, che chiedono maggiori garanzie sui cantieri e sull'utilizzo delle nuove opere.

Per non parlare del fatto che, ancora, la Sicilia e la Calabria non sono collegate da un ponte e chissà quanto dovrà attendere, per arrivare a Messina senza usare il traghetto, dopo aver percorso, nella sua interezza, la Salerno-ReggioCalabria.

Non posso nascondere neanche il fatto che soffre di inappetenza nella consapevolezza che dovrà attendere fino alla età adulta prima di vedere spuntare come funghi in autunno gioiose centrali nucleari, che illumineranno la sua vita futura.

Invece non è preoccupato minimamente per il fatto che, tra meno di un mese, dovrà iscriversi alle medie e si vedrà dinanzi, finalmente, le gloriose conseguenze della divina riforma del miglior ministro dell'istruzione, del miglior governo che la repubblica abbia avuto.

Finalmente potrà vivere la scuola come una cosa sua. Infatti dovrà portare con sé carta igienica e carta da disegno, gessetti per scrivere sulla lavagna e, magari, detersivi e scope per provvedere, direttamente, alla pulizia delle aule.

Inoltre potrà vivere pienamente la discriminazione tra chi, come lui, non si avvarrà dell'insegnamento della religione cattolica, e chi lo farà, non necessariamente per fede, ma anche per convenienza, comodità o semplicemente per conformismo, e sarà probabilmente costretto a bighellonare per i corridoi, senza nulla da fare, senza guida, senza controllo.

Sarà felice di entrare a scuola alle 7.45 del mattino per uscirne alle 14.15, senza mangiare (se non un panino che potrà portarsi da casa), perchè non sarà garantita la custodia dei bambini durante il pranzo (a pagamento, peraltro), come finora è stato, con in risultato che perfino l'Unicef, in una sua nota, ha invitato la regione Liguria a non applicare questo orario perchè dannoso per i bambini. E pensate quale potrà essere il livello di attenzione durante l'ultima ora di insegnamento!

Ma per fortuna la Gelmini, dopo aver provveduto a distruggere la la scuola elementare (sì, lo so, si chiama primaria, ma che volete, sono un inguaribile conservatore) e quella media, con una solerzia inferiore solo a quella del premier nel cancellare i segni del tempo dalla sua maschera viareggina, sta provvedendo a distruggere anche quella superiore, ancora una volta introducendo una discriminazione per censo, come non può che essere la differenza di orario tra licei e scuole professionali, per non parlare di tutto il resto.

I motivi sono sempre gli stessi: svuotare il ruolo della scuola pubblica destinando ad essa sempre meno risorse, crearne una d'elite, privata, ma finanziata dai soldi pubblici, destinata a manager e boiardi, dai sani principi cristiani.

Dimenticando che, senza considerare la scuola un investimento primario per il futuro di un paese, senza destinare ad essa attenzione e risorse, senza allargare la base da coinvolgere in un'istruzione d'elite si condanna al declino una nazione, con una futura classe dirigente che sarà incapace di rinnovarsi, di apportare nuove idee, nuove speranze, nuovo futuro.

Ma io ho torto, appartengo al passato, le ragnatele dell'ideologia mi impediscono di vedere , insieme ad altri vecchi sinistrorsi, socialisti e comunisti, verdi, ambientalisti, che le vere priorità italiane sono altre.


P.S. Ovviamente mio figlio, per sua fortuna e per speranza mia, odia B. e soci.



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venerdì 29 gennaio 2010

Il voto è come il denaro: non ha odore


Come sempre, non appena comincia ad annusare odore di elezioni, il miglior premier degli ultimi centocinquant'anni si agita e da il peggio di sé.

Anche se sembra impossibile il nostro Silvio riesce sempre a superarsi. Non bastano le bugie (eliminerò il bollo auto), gli insulti (chi vota partiti della sinistra è un coglione), le false promesse (un milione di posti di lavoro).

In vista delle regionali ha addirittura fatto appello ai più bassi, odiosi, volgari istinti dei peggiori individui del nostro paese.

Come altro potrebbe definirsi, infatti, la dichiarazione che i crimini sono aumentati per colpa degli immigrati?

Per carità, lungi da me sostenere che gli immigrati sono tutti agnellini. Il crimine, soprattutto quello piccolo e strisciante, trova terreno fertile tra i diseredati, i poveri, gli emarginati, i disperati. E gli immigrati, specie se clandestini, appartengono in massima parte a queste categorie.

Ma non esistono prove a sostegno della tesi che essi delinquano più dei nostri connazionali, anzi, sembrerebbe il contrario, guardando le statistiche.

Perchè allora il nostro amato leader si avventura in queste dichiarazioni sventurate?

La motivazione non può che essere una: il governo sta perdendo consensi, il suo presidente anche ed evidentemente c'è il rischio che le prossime regionali non siano una passeggiata per il centro destra, come sembrava potesse essere.

Ecco che allora si comincia a pescare tra il qualunquismo più becero, il razzismo, l 'odio per le diversità.

E' facile prevedere che i prossimi giorni vedranno aumentare la pressione sull'opinione pubblica su questo argomento, nascondendo che, per diminuire il tasso di criminalità nel nostro paese, sarebbe necessaria una riforma della Magistratura destinando alla giustizia maggiori risorse, alleggerendo i giudici dai reati marginali ed inutili (come quello di immigrazione clandestina), sburocratizzando il lavoro della Magistratura, per rendere inutile il ricorso alla maxi prescrizione contenuta nella proposta di processo breve.

Chissà perchè ho però la sensazione che il nostro premier non sarebbe molto d'accordo con questi provvedimenti.

E allora, dimenticandosi dei grandi scandali italiani, dalla Parmalat alla Cirio, passando per la Thyssen, che rischiano di restare impuniti grazie alle leggi salva premier, via a criminalizzare gli immigrati,.

Tanto il voto è come il denaro: non ha odore.


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martedì 26 gennaio 2010

Il pallone di Vendola, il taxi della Binetti


La vittoria di Vendola alle primarie pugliesi è un ulteriore sintomo delle difficoltà in cui versa il Partito Democratico.

Sembra che non riesca a liberarsi della vocazione alla sconfitta che, dalla sua nascita, lo ha condannato ad un declino che sembra inarrestabile.

Vendola, al contrario, è parso in grado di creare attorno a sé un clima di consenso ed apprezzamento che va al di là delle aspettative, tanto che, nonostante gli scandali che hanno coinvolto la sua giunta, peraltro prontamente e profondamente rimaneggiata, non è esclusa la sua riconferma alla guida della regione.

A che cosa si deve questa differenza?

A parte il carisma del personaggio che, se paragonato a quello di Bersani (non me ne voglia il segretario del PD), ne fa un gigante, mi pare che sia possibile cogliere una differenza di sostanza. Vendola si caratterizza per cercare, insieme alla sua gente (quella che lui chiama “ popolo”), di dare un volto alla sua regione, con un programma, delle cose da fare, da costruire tutti insieme. Il PD, anche il giorno dopo la sconfitta del suo candidato Boccia, rilancia la sua proposta dell' allargamento delle alleanze.

Sembra non aver compreso che il tempo della DC e del PCI è tramontato ormai da tempo e nessuno può dirsi “ proprietario” dei voti degli elettori ed è quindi inutile stringere alleanze con questo o quel partito se a questo non si coniuga uno stare tra e con la gente.

Dopo aver strillato ai quattro venti della fine delle ideologie, il PD sembra ancora credere al voto ideologico, di appartenenza.

Teso com'è alla conquista del voto di centro, non si accorge che è alla sua sinistra che perde consensi, alimentando la frammentazione o il disimpegno e la delusione.

E' tanto convinto della necessità di doversi spostare al centro il suo baricentro che tollera comportamenti intollerabili, come quelli della senatrice Binetti che dichiara candidamente che, nel caso Emma Bonino dovesse vincere nel Lazio, lascerebbe il PD.

Ma come, la Bonino non è la candidata del centro sinistra? E che significa la dichiarazione della Binetti, che farà campagna elettorale per la Polverini? Che la voterà?

Ma non esistono regole per la permanenza nel PD o è un partito taxi su cui si sale e si scende a seconda delle convenienze?

Perchè, come in una partita di calcio, il PD non fa uno “scambio”? Dentro Vendola e fuori la Binetti? Penso che un'operazione di questo genere potrebbe cominciare a segnare quella svolta che molti auspicano verso la creazione di un partito riformista, laico, e, visto che il termine sinistra sembra spaventare i suoi dirigenti più “illuminati”, progressista, cercando di arrestare il declino oltre che di un partito, di un progetto, una speranza, un futuro.



La vignetta di Mauro Biani è tratta dal suo sito mariobiani.splinder.com
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