giovedì 24 dicembre 2009

Lettera di un agnostico a Gesù


Caro Gesù Bambino,

Mi rendo conto che una lettera di Natale, da me, non te la saresti aspettata.

Non credo nella tua Chiesa e non mi faccio domande sull'esistenza di quello che dovrebbe essere il tuo Padre, per questo non mi sono mai affidato a te per esprimere i miei desideri e le mie speranze.

Ma visto la situazione in cui viviamo mi sono detto che, magari, una parola in più avrebbe potuto convincerti della necessità di un intervento.

Non voglio chiederti cose grosse come la pace nel mondo. Forse neanche tu saresti in grado di realizzarla; mi accontento di piccole cose, per le quali basterebbe un pizzico di buona volontà.

Vorrei non dover più vedere strumentalizzare politicamente il dolore ed il dramma di un uomo che decide di porre fine alla sofferenza di sua figlia, interrompendo una finta cura che la costringe ad una parodia di vita.

Vorrei che cessasse la violenza che tutti i giorni si consuma nelle case a danno di donne e bambini per mano di un padre-padrone.

Vorrei che salutando i propri cari che vanno al lavoro, chi resta a casa avesse la certezza di vederli ritornare sani e salvi.

Vorrei che la politica tornasse ad essere confronto di idee e non rissa da stadio.

Vorrei il rispetto per le convinzioni, la fede, l'orientamento sessuale di ciascuno di noi, senza dividere il mondo tra chi la pensa come noi e chi no.

Vorrei che i simboli non fossero strumentalizzati per i propri fini, come il crocifisso brandito dalla Lega contro l'Islam.

Vorrei che cessassero gli attacchi alle istituzioni democratiche, frutto della lotta, dell'impegno, delle sofferenze di chi ci ha consegnato un'Italia finalmente libera dalla dittatura.

Vorrei, infine, che la tua chiesa fosse una chiesa e non un partito politico.

Come vedi, caro Gesù, non chiedo cose impossibili.

Solo di vivere in una società giusta, solidale, non violenta, democratica, accogliente, laica.





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mercoledì 23 dicembre 2009

Moretti a Zelig


Non amo il treno. Confesso che, per spostamenti brevi o medi, preferisco guidare, pur sapendo che il treno è spesso il mezzo più economico e sicuro e sicuramente il meno inquinante.

Ma forse dovrei ricredermi.

Stando all'AD di Trenitalia Moretti, infatti, il sistema ha retto nonostante il maltempo che in questi giorni ha colpito il nostro Paese.

Ha retto nonostante i profeti di sventura denunciassero cancellazioni, stazioni chiuse, ritardi abissali.

Ha retto in barba di chi afferma che le nostre infrastrutture sono vetuste e che, invece di avventurarsi in costruzioni di babelici ponti sugli stretti, sarebbe meglio concentrarsi di più sul loro ammodernamento. Ha retto nonostante negli altri Paesi le ferrovie abbiano avuto qualche problema tanto che le ferrovie francesi, udite udite, hanno chiesto scusa ai loro utenti spiegando dalle pagine dei giornali i motivi di queste difficoltà.

Ha retto nonostante i viaggiatori si ostinassero ad affollare le stazioni, sprovvisti di panini, maglioni, coperte ed acqua, e pretendendo di essere portati a casa loro.

Sono evidentemente pretese assurde in un paese civile come il nostro. Ma come nevica e i viaggiatori pretendono di essere trasportati?

Ma dove siamo.

Solo in paesi incivili ed arretrati culturalmente e tecnologicamente i treni viaggiano quando fa freddo.

Questi giorni ci hanno fatto uno splendido regalo di Natale: un comico che non conoscevamo.

Che cos'altro potrebbe essere, infatti, uno che afferma queste cose e che, davanti al disastro della Freccia Rossa, fiore all'occhiello di Trenitalia, tristemente ferma sui binari, se ne esce con la più esilarante battuta dell'anno: E' tutta colpa della neve.

Ma come era possibile prevedere che in Paese come il nostro, con una dorsale appenninica che lo percorre per tutta la sua interezza, con le montagne più alte d'Europa, in inverno potesse nevicare! Ma via, questo significa remare contro!




La vignetta è tratta da www.insertosatirico.com
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lunedì 21 dicembre 2009

Ebbene sì, sono un fomentatore!


Come era ampiamente previsto il duomo di Milano ha rappresentato una svolta nella politica italiana. Da una parte e dall'altra si levano appelli al “ volemose 'bbene”, gettando una pietra sul passato per percorrere le liete strade della concordia verso le riforme agognate dal popolo italiano, angosciato dalla lentezza della giustizia e dalla pericolosità di facebook.

Massimo D'Alema può finalmente svolgere il suo ruolo, dettando l'agenda della collaborazione al suo partito che, incapace di avere una visibilità sua, basata su programmi e proposte, cerca di brillare di luce riflessa e di trovare legittimazione dagli avversari, visto che non riesce ad averne dalla gente di sinistra.

E poco importa che, presentandosi con il cappello in mano, i portatori di pace si vedano puntualmente mordere la mano dal mastino di turno.

Forse sarò un fomentatore di odio e, prima o poi, qualcuno mi accuserà per questo, invocando l' ostracismo dai mezzi di comunicazione, insieme (molto, ma molto immodestamente) a Travaglio, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e tutte le migliaia di bloggers, italiani e non solo, che non vogliono arrendersi alla “ normalizzazione” che sembra avanzare a grandi passi e che permette al nostro grande, integerrimo, superdotato, unto dal signore di dichiarare in piazza (al telefono) che la colpa di tutto è di chi lo accusa di essere corruttore di minorenni e testimoni.

Peccato che il suddetto rifiuti di sottoporsi al giudizio, alimentando, lui per primo, il sospetto che, forse, queste accuse non sono poi così infondate.

Ma tanto in Italia siamo abituati ad affossare. Italicus, Ustica, Piazza Fontana per arrivare ai meno drammatici eventi Cirio, Parmalat (ma l'elenco potrebbe essere più lungo) sono tutti esempi di come molti italiani siano sempre pronti a dimenticare e a perdonare i colpevoli.

Del resto nel Parlamento italiano numerosi sono i condannati per reati anche gravi e nessuno sembra scandalizzarsi di essere rappresentato da delinquenti.

Ma sì, smettiamola di perseguitare il Silvio nazionale, e ringraziamo la provvidenza per averci regalato una persona come lui che, per andare evidentemente incontro alle necessità del popolo che in maniera così illuminata ed altruista governa, diminuisce gli spazi pubblicitari di SKY per aumentarli a Mediaset.

Ma il conflitto di interessi, in Italia, non è un problema, come il buon D'Alema ci ha insegnato.



La vignetta è di Andrea Bersani
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venerdì 18 dicembre 2009

All'Assessore non piace la Piazza Rossa


Un assessore del comune di Savona ha richiesto di cambiare il nome della nuova piazza in cui andrà ad abitare e che si è deciso di intitolare a Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio del 1979, con una motivazione imbarazzante.

L'assessore ha infatti motivato tale richiesta in giunta dicendo che, non essendo mai stato comunista, con disagio sarebbe andato a vivere in quella che, per tutti, diventerà Piazza Rossa, ingenerando confusione sulla reale intitolazione.

Nel dibattito collegato a tale “ infortunio”, a cui, peraltro, sono seguite le pronte scuse ufficiali di Di Pietro e dello stesso assessore IDV nei confronti della figlia di Guido Rossa, si è perso, a mio modo di vedere, un aspetto forse ancor più grave della “ gaffe” dell'assessore.

E' infatti ovvia (spero) la volontà di non offendere la memoria di un martire come Guido Rossa, ucciso, per i giovani che non lo hanno vissuto, perché denunciò un appartenente alle BR che, nel suo stabilimento (l'Italsider), affiggeva furtivamente dei volantini dell'organizzazione.

Quella che è sfuggita è la protervia di questa richiesta.

Come può essere venuto in mente ad un assessore, per il solo fatto di ricoprire tale incarico, di richiedere uno stravolgimento della toponomastica cittadina, solo per venire incontro ad un suo desiderio?

Nel momento in cui si discute di “ casta” questo è, nella sua piccola insignificanza, un indizio significativo.

E' da questa concezione della politica che nascono i privilegi, le pretese di impunità, le leggi ad personam.

E' contro questa concezione della politica che è necessario battersi per ristabilire il concetto che gli amministratori pubblici, dal consigliere di circoscrizione al presidente del consiglio, sono “ al servizio” dei cittadini e non il contrario.

Se così non è sono inutili le grida, le manifestazioni, le denunce ed hanno facile attecchimento nella mentalità comune il “ così fan tutti” che tanti danni crea alla politica nazionale.


P.S. Assessore, io vivo in via San Bartolomeo del bosco. Non essendo credente, le dispiace battersi per cambiare nome alla strada in cui abito?





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martedì 15 dicembre 2009

Bindi e Bersani? Scelgo Bindi


A costo di essere considerato politicamente scorretto, voglio esprimere la mia solidarietà a Rosy Bindi.

Le cose che ha detto non mi scandalizzano neanche un po' e mi stupisco che Bersani abbia preso le distanze dalle sue dichiarazioni.

Una cosa è condannare la violenza, da qualsiasi parte provenga e verso chiunque sia rivolta. Altra è rinunciare al proprio diritto di analisi e di critica degli avvenimenti.

In fondo la Bindi ha detto solo cose che molti, in Italia e non solo, pensano da tempo. Il modo di governare di Berlusconi è finalizzato a dividere il Paese, a contrapporre una fazione contro l'altra, alla individuazione di un nemico, in modo da concentrare su questo l'attenzione della gente, distraendola dalla incapacità di risolvere i problemi di tutti, impegnato com'è nella risoluzione dei propri.

Non userei mai la forza per colpire un mio avversario, né giustifico chi lo fa; al contrario, la mia condanna è forte e decisa.

Questo non significa che rinuncio all'analisi di come a questa violenza si arrivi. Non per giustificarla ma per capirne la genesi.

Non farlo significa rischiare di dare ragione a chi, immediatamente dopo il gesto di un povero malato, già indicava responsabili e mandanti, invocava leggi speciali repressive verso i mezzi di comunicazione, si autoassolveva dalle proprie responsabilità, addossandole tutte all'”altro”, continuando ad alimentare la divisione, l'odio, la violenza.

Ha ragione Napolitano. E' necessario abbassare i toni, tutti insieme. E per farlo esiste una sola strada: partire dal rispetto delle regole che, in tempi non sospetti, ci siamo dati per convivere civilmente: la Costituzione, l' indipendenza dei poteri, l' uguaglianza davanti alla legge.




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lunedì 14 dicembre 2009

Non siamo i mandanti


Ma guarda un po' se ci doveva capitare pure questa!

Se di una cosa non avevamo bisogno era di fare di SB un martire. Ed invece, con un souvenir di Milano, ecco che una nuova fase della vita politica italiana si apre.

Via ad accelerare l'iter per la superlegge costituzionale salva premier, per sfruttare al massimo l'impatto emotivo di questa stupidaggine.

Già si rincorrono le dichiarazioni vittimistiche della Brambilla come di Capezzone, di Bossi come di Bondi.

Anche Di Pietro ci mette il “carico da 11”.

Tutto complotta contro una normalizzazione di questo Paese.

Ma una cosa va rifiutata.

Fermo restando che i problemi politici non si risolvono né con le statuette né con i treppiede (e chi cerca di farlo va condannato, se in grado di intendere e di volere), e che la violenza fisica non è arma di lotta politica, non mi sento di accettare un'accusa correità morale o di istigazione lanciata da esponenti del centro destra.

Non abbiamo, come “ popolo della sinistra”, mai risparmiato critiche a SB e ritenendo che prima se ne andrà, meglio sarà per il Paese.

Lo considero moralmente lontano da me, ideologicamente estraneo al mio modo di pensare, pericoloso per la nostra democrazia con i suoi continui tentativi di modificare la Costituzione per risolvere i suoi problemi con giustizia.

Ma c'è sempre un prima e un dopo. E non è insignificante chi comincia e chi risponde.

Ho sentito, un po' incredulo, esponenti del centro destra denunciare il clima di odio che sarebbe alla base di questa idiota aggressione, quasi che questo clima fosse parto di un malevole disegno della sinistra, quando, non più tardi di due giorni fa, alla richiesta del Presidente Napolitano di smetterla con le contrapposizioni istituzionali e di abbassare i toni della polemica, SB rispondeva di pensare piuttosto alle toghe politicizzate.

Non credo serva elencare tutti gli insulti (ve lo ricordate il “ coglione” indirizzato agli elettori di sinistra?), le accuse, i vittimismi, i tentativi di spaccare il paese in pro e contro per dare ragione di questa posizione.

Solo l'incoerenza e la falsità di certi personaggi possono permettere che simili idiozie viaggino e alimentino, ancora, il clima di violenza, sfruttando mediaticamente perfino il sangue di un labbro rotto ed un volto tumefatto




La vignetta è tratta da http://vadelfio.splinder.com/
Grazie all'autore per la concessione

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sabato 12 dicembre 2009

12 Dicembre 1969 h. 16.37


Giovanni Arnoldi,
Giulio China,
Eugenio Corsini,
Pietro Dendena,
Carlo Gaiani,
Calogero Galatioto,
Carlo Garavaglia,
Paolo Gerli,
Vittorio Mocchi,
Luigi Meloni,
Mario Pasi,
Carlo Perego,
Oreste Sangalli,
Angelo Scaglia,
Carlo Silvia,
Attilio Valè,
Gerolamo Papetti

Per non dimenticare


venerdì 11 dicembre 2009

Mafia, camorra e giudici, tutti comunisti!



Ma come si fa a restare indifferenti di fronte agli avvenimenti di queste ore.

Come è possibile, da democratico, non insorgere di fronte al tentativo di deligittimazione delle nostre istituzioni pubbliche.

Nessuno sembra essere al riparo da calunnie ed attacchi portati addirittura nel corso di dichiarazioni rilasciate in sedi istituzionali.

E' evidente l'obbiettivo destabilizzante che tali dichiarazioni hanno.

Sono chiari i tentativi di piegare alle proprie esigenze personali ed ai propri interessi il ruolo e le funzioni delle nostre massime istituzioni: il Parlamento, la Magistratura , lo stesso Governo

Ma che cosa avete capito. Non sto parlando di Gaspare Spatuzza che nel corso del suo interrogatorio a Torino ha denunciato la collusione di alti politici e parlamentari nell'attività stragista della mafia.

Sto parlando di colui che, all'estero, ha la pretesa di rappresentarci tutti ed invece, con le sue improvvide esternazioni, alimenta, se ce ne fosse il caso, l'opinione sull'Italia come un Paese di chitarra e mandolino, mafia e spaghetti.

Nello stesso momento in cui Obama pronunciava il suo accorato discorso per l'accettazione del Nobel per la pace, Berlusconi a Bonn, al congresso del PPE, intratteneva i delegati di tutta Europa sul regime vigente in Italia ad opera di un gruppo di magistrati che hanno esautorato il Parlamento dalle sue funzioni.

Chissà se La Russa farà schierare l'esercito contro questo evidente golpe. E' infatti questo il termine corretto da usare quando un potere, in uno stato democratico, ne sopraffà un altro, sostituendosi alle sue funzioni.

Anche la Corte Costituzionale fa parte di questo ormai smascherato “ esercito della Rivoluzione” che ha come scopo principale quello di impedire al nostro beneamato di governare liberamente e sapientemente come solo lui sa fare.

Il fatto che ogni giorno, in questi quindici anni, abbia cercato di usare il Parlamento per scopi personali e per difendersi DAI processi (sedici, se non ricordo male) che lo vedono imputato, non è considerato, dal nostro beneamato, un tentativo di golpe, come non lo è quello di modificare la Costituzione per rendere se stesso “ intoccabile”.

Qui non siamo più davanti ad un governo contrario agli interessi del Paese, qui siamo davanti al delirio di un personaggio che si crede al di sopra di ogni norma e di ogni legge.

Prima i suoi alleati se ne renderanno conto, meglio sarà per tutti, a cominciare dal Paese sempre più debole economicamente e politicamente ed irriso dai nostri partners, europei e non solo.

Possibile che i vari Bondi, Cicchitto, Capezzone, Bonaiuti non si rendano conto del baratro legislativo ed istituzionale in cui il loro capo, in piedi sull'orlo di un profondo pozzo, sta trascinando il paese? Fino a che punto lo sosterranno? Sono davvero pronti a sacrificare se stessi e la nostra democrazia per evitare a SB il giudizio della magistratura e della storia?


Post Scriptum: chissà come spiegherà SB alla platea europea il fatto che, alla faccia dei giudici che hanno esautorato il Parlamento, la Camera ha votato contro la richiesta di arresto per Cosentino, accusato, non di divieto di sosta, ma di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma già, forse anche mafia e camorra sono associazioni comuniste nate al solo scopo di infastidire il nostro Lider Maximo.




La vignetta, di Vauro, è tratta da Il Manifesto di oggi

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domenica 6 dicembre 2009

Madrid non vuole Berlusconi


Non ho partecipato alla manifestazione anti Berlusconi di Roma.

Ho preso parte a quella di Madrid.

In una giornata fredda, ma mitigata da un debole e timido sole invernale qualche centinaio di persone, soprattutto giovani, hanno preso parte ad un evento mediatico con ben pochi precedenti, o addirittura unico.

Quando mai si sono viste le piazze di TUTTO IL MONDO riempirsi di persone, striscioni, slogan, colori ad urlare la loro opposizione ad un governo?

Non c'entra Spatuzza, non c'entrano le collusioni mafiose, vere o presunte di questi giorni.

Questa è politica.

Contro scelte governative penalizzanti per il futuro dei giovani studenti, precari, sottoutilizzati, disoccupati.

Contro una politica di tagli dove invece ci sarebbe bisogno di nuovi investimenti: la ricerca, la scuola, l'ambiente, il sistema produttivo, il lavoro.

Contro una politica bugiarda ed equivoca che, da una parte promette sicurezza e dall'altra, per difendere il suo capo dai processi, inventa amnistie mascherate e tenta di violare la Costituzione, piegando i diritti e le necessità di molti alle esigenze di uno.

Contro una politica che da una parte si prostra di fronte alle richieste di una chiesa e dall'altra rimanda a morire centinaia di diseredati senza futuro e senza speranze.

Contro una politica che inventa cariche e candidature a favore della bella di turno.

Contro la politica delle barzellette e delle gaffes che fanno ridere di noi il mondo.




E' questa la politica di questo governo, al di là dei proclami roboanti, ed è contro questa politica che un movimento di sinistra dovrebbe battersi.

Ed è originale vedere i dirigenti del PD oscillare paurosamente tra l'assurdo tentativo di “ mettersi alla testa del movimento” e quello quasi patetico di rincorrerlo quando questo è già partito.

Non capendo che l'unico posto in cui sarebbe logico e doveroso trovarsi è nel mezzo, facendone parte.

Speriamo che abbiano capito il messaggio e la lezione.



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venerdì 4 dicembre 2009

Mi auguro che Spatuzza menta

Mi auguro che Spatuzza menta.

Me lo auguro perchè il pensiero che nel nostro Paese il potere politico sia pervaso dalla più spietata criminalità mi spaventa.

Non dubito del fatto che la criminalità organizzata possa contare sull'appoggio di esponenti politici, come le cronache anche recenti dimostrano in maniera inequivocabile, ma voglio continuare a sperare che la democrazia sia più forte delle pistole e delle bombe e che se Berlusconi è l'attuale Presidente del consiglio lo debba al voto della gente che ha creduto in lui e non all'appoggio delle cosche siciliane.

Se così non fosse, vorrebbe dire che il nostro Paese è precipitato al livello delle dittature più crudeli e spietate: quelle che uccidono gli avversari politici, che riempiono gli stadi di oppositori, che fanno precipitare dagli aerei in volo i prigionieri politici, quelle delle fosse comuni, dei bambini soldato.

Voglio anche sperare che l'Italia sia ancora quella dei Pertini, dei Gramsci, degli Einaudi e dei De Nicola.

Vorrei, per finire, potermi liberare dal governo Berlusconi, un governo pericoloso, tutto preso dai problemi del suo capo, incapace di aggredire i veri problemi della gente, ma vorrei che fosse la politica a liberarmene. Una ritrovata capacità di critica e di giudizio della gente, non più ottenebrata dai grandi fratelli o dalle veline, ma consapevole della necessità di difendere la democrazia, conquistata con il sangue dei nostri padri e dei nostri nonni, difesa col lavoro e con l'impegno di uomini e donne che negli ultimi sessant'anni si sono sacrificati ed impegnati per consegnarci un paese libero e democratico.

Mi auguro che Spatuzza menta.



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giovedì 26 novembre 2009

A pensare male si fa peccato


I media non hanno dato grande rilievo ad un emendamento alla finanziaria, in discussione in questi giorni alla Camera, dopo il via del Senato, che prevede la possibilità di vendere all'asta i beni sequestrati alle organizzazioni criminali.

Si tratta di un cambiamento importante rispetto alla precedente legislazione che prevedeva l' assegnazione di tali beni a cooperative produttive per l'utilizzo in senso sociale dei cespiti sequestrati.

Era la legislazione che ha permesso a “ Libera” l'associazione di Don Ciotti, di creare posti di lavoro e “ricchezza” (intesa in senso relativo, ovviamente), dove prima vi era crimine.

Da parte di tutti gli esperti si sostiene che il modo migliore per colpire la criminalità organizzata è privarla dei beni accumulati con l'attività criminosa, pena ben più incisiva perfino della detenzione.

Con questo emendamento si rischia di far entrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta, nel senso che i clan potrebbero venire nuovamente in possesso dei beni sequestrati semplicemente partecipando all'asta direttamente o per il tramite di prestanome.

E' evidente che mafia e camorra hanno grandi capacità per “ convincere” eventuali altri interessati a non partecipare all'asta, per non far lievitare il prezzo, e, grazie alle enormi risorse finanziarie accumulate, potrebbero ritornare in possesso dei beni con estrema facilità.

Né sono tranquillizzanti le dichiarazioni del Ministro Maroni, cui voglio riconoscere fino ad oggi importanti risultati nella lotta al crimine organizzato, che sostiene che dovrà essere il Prefetto a vigilare che i beni non tornino nella disponibilità dei mafiosi neppure “ attraverso persone anche indirettamente collegate” (il virgolettato è testuale) ai criminali.

Non sono tranquillizzanti perchè, se si conoscessero tutte le persone collegate ai clan, mafia e camorra non esisterebbero già più.

Che abbia ragione Il Giornale di ieri che, in prima pagina, strillava “ Sequestrare il tesoro di Silvio”?

Come diceva Giulio Andreotti “A pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina”


>P.S. L'Associazione Libera ha lanciato un appello contro questo emendamento. Si può trovare, e firmare, seguendo questo link




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domenica 22 novembre 2009

Questa è a destra, questa è la sinistra. Qual'è la destra?


Sempre più spesso sento dire che le differenze tra destra e sinistra non hanno più significato in una società complessa come la nostra e che le ideologie sono ormai un retaggio di un passato, neanche tanto recente, nostalgico e fortunatamente superato.

Sono soprattutto esponenti del centro destra ad affermarlo, ma, ahimè, anche insigni esponenti della sinistra, in una malintesa ricerca di modernità, ritengono che il concetto di destra e sinistra non abbia più diritto di cittadinanza nella politica mondiale.

Ho perfino sentito Filippo Rossi (ascoltatissimo consigliere di Gianfranco Fini e responsabile dell'associazione Fare Futuro) affermare che si sceglie uno schieramento come si sceglie la squadra del cuore: sarebbe una questione di tifo e null'altro. Ciò che importa è che si tenda al benessere delle persone, convincendole che il proprio partito è “il più bravo” a realizzare tale obbiettivo.

E' evidente che non condivido questo appiattimento.

Sono convinto che le differenze ci siano e che siano profonde.

Certamente l'obbiettivo deve essere per tutti il benessere delle persone, ma non è indifferente il COME si propone alla gente di raggiungere lo scopo.

Se debbo andare da Genova a Roma posso prendere la mia auto, il treno o l'aereo.

Arrivo comunque a Roma, ma il mezzo scelto non è indifferente in termini di costo, sicurezza, inquinamento, tempo. Non è vera l'asserzione macchiavellica che il fine giustifica i mezzi. A volte un fine può essere buono o cattivo, in base al mezzo usato. Da questo di vista è allora il mezzo a giustificare il fine.

Per uscire dalla crisi economica che ha attanagliato il mondo nell'ultimo anno e dalla quale si stenta ancora ad uscire, nonostante le ottimistiche e false rassicurazioni governative, si possono seguire essenzialmente due strade, entrambe perfettamente percorribili.

La prima, quella seguita da quasi tutti i governi conservatori del mondo e auspicata dalla nostra confindustria, è quella di aiutare imprese e banche per aumentare la liquidità del sistema e stimolare così l'aumento della produzione di beni e servizi.

Questa strada, evidentemente, ha come conseguenza quella di far aumentare il PIL e, quindi, la ricchezza complessiva del paese.

Ma ne esiste un'altra, forse più lunga, più difficile, che parte dalla diminuzione del costo del lavoro, ottenuto attraverso la leva fiscale, che da un lato fa diminuire la necessità di capitali alle imprese e, dall'altro, aumenta la disponibilità di spesa delle famiglie e, quindi, l'aumento della domanda di beni e servizi che, a sua volta, stimola la produzione.

Secondo voi non ci sono differenza tra queste due strade?

Su tutti i temi del dibattito politico esistono strade diverse per raggiungere risultati apparentemente simili: dalla sicurezza alla giustizia, dalla sanità alla scuola, dal lavoro all' ambiente.

Affermare che le differenze non esistono più significa soltanto cercare una scorciatoia per conquistare consenso, rinunciando alla funzione principale che, storicamente, ha sempre avuto soprattutto la sinistra: convincere le persone che una società più equa, giusta, solidale sia una ricchezza per tutti e che se il legislatore costituente ha scelto di affermare nel primo articolo della Costituzione che “ L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro” un significato dovrà pur averlo.


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venerdì 13 novembre 2009

La giustizia di Babbo Natale


E' talmente grave quello che sta avvenendo nel nostro Paese che sono imbarazzato a scriverne.

Che la politica di uno stato possa farsi complice di un uomo che tenta di sottrarsi alla giustizia fornendogli mezzi e mezzucci per fuggire mi sembra oltre ogni possibile vergogna.

Che giornalisti pagati con le nostre tasse affermino impunemente in televisione che il premier è “ perseguitato” dai giudici che vorrebbero impedirgli di governare, mentre cercano semplicemente di “ perseguirlo” per accertare sue evidenti responsabilità in attività criminose mi sembra grottesco.

Ma la cosa che mi fa incazzare più di tutte è che ormai non hanno neppure più il pudore di nascondere dietro presunte riforme le malefatte.

E' evidente che il cosiddetto processo breve (visto che arrivare al nessun processo non è stato possibile) non serve a riformare la giustizia, ma a garantire una squallida via di fuga al potente di turno. Tanto evidente che Lega, preoccupata di veder abbassata la guardia della persecuzione (questa sì) contro pericolosi criminali come quelli che varcano i nostri confini di nascosto, ha preteso di eliminare questi reati dalla sanatoria. Perchè? Semplice perchè il disegno di legge presentato al Parlamento non serve ad accelerare i processi, serve a non giudicare i criminali.

E se qualcuno aspetta la sentenza per avere giustizia o vedere riconosciuti i propri diritti o ottenere un risarcimento per i danni subiti, chi se ne frega, se la prenda con i giudici fannulloni.

Un disegno di legge di tre articoli pretende di riformare la giustizia? Va bene che si avvicina dicembre, ma non si può pretendere che noi si creda a Babbo Natale.

Non c'è nulla che vada in quel senso: non un centesimo per pagare la manutenzione di computer dei tribunali, non il più piccolo stanziamento per gli straordinari, non una nuova assunzione, non una depenalizzazione dei reati minori, nulla.

Solo tre articoli per consentire a chi è stato sorpreso con le dita nel barattolo della marmellata di sfuggire alle sue responsabilità.

Fin dove è scesa la nostra capacità di indignarci?




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giovedì 5 novembre 2009

Don Abbondio e il crocifisso


La fede è un po' come il coraggio di Don Abbondio “Se uno non ce l'ha, non se lo può dare”, ma, al contrario di questo, è una faccenda molto più privata ed intima.

Non è necessario manifestarla pubblicamente né cercarla al di fuori di sé.

Per credere in Dio non servono sue rappresentazioni né adorare sue immagini.

Ricordo molti anni fa un prete “illuminato” che mi disse: Se cerchi Dio, smetti di cercarlo perchè è già dentro di te.

Dentro di me non l'ho trovato, ho smesso di cercarlo, ma quel pensiero lo ricordo e mi convince del carattere privato della fede.

La cultura di un popolo ha poco o nulla a che vedere con la religione. Solo una parte marginale della vita sociale attiene ai dettami religiosi, tanto che tutti i popoli hanno regole di convivenza civile simile, al di là della religione prevalente.

E solo in Italia, e solo da parte della chiesa cattolica, si pretende di imporre propri simboli anche a chi non interessa o si sente offeso da essi, perchè seguace di un altro credo o perchè agnostico o ateo.

Ed è particolare questo aspetto: improvvisamente l 'italiano si scopre fervente cattolico, tanto da non poter fare a meno del crocefisso nelle aule scolastiche. Ma basta passare un po' di tempo davanti ad una qualsiasi chiesa, la domenica mattina, per rendersi conto di come sia ipocrita e di comodo questa presa di posizione contro una logica decisione della corte europea.

E' evidente che in una società complessa, come ormai lo sono tutte, sia impensabile affermare l'esistenza di una religione di stato, ma tant'è tutte le occasioni suono buone per strumentalizzare qualsiasi cosa, tanto che perfino la lega urla la propria “ indignazione”, dimenticando il poco cristiano celodurismo e la disumanità di certe recenti posizioni che niente hanno a che fare con la solidarietà cattolica.

Da agnostico credo che ci si possa definire cattolici credenti non soltanto se si ritiene che Gesù sia stato il figlio di Dio, e che sia morto sulla croce. Ma che sia necessario attenersi ai suoi precetti, vivendo secondo i suoi dettami.

Ma ahimè, mi pare che, soprattutto i politici, ultimamente, non stiano dando una grande prova di questo rispetto: corruttori, truffatori, evasori siedono comodamente in Parlamento ed al Governo e, mentre si pretende che mischiare sesso a pagamento con gli affari di stato attenga al “privato”, il farsi il segno della croce abbia valore pubblico.

L' abolizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici è un segnale di accoglienza, di riconoscimento della diversità e della complessità della società, di integrazione.

L'affermazione di una società laica passa anche attraverso questi segnali.

Difendendo il diritto del singolo alla professione del proprio credo, ed affidando al pubblico l'individuazione di regole comuni condivise e valide per tutti ed il controllo della loro osservanza, riaffermando che


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.




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martedì 27 ottobre 2009

Vasco, Faber e la casta

Ma è mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban concludersi sempre con grandi puttane?

Coca cola a me mi fa morire, Coca cola a me mi fa impazzire.

Ecco, con dei versi di due grandi della musica italiana, la sintesi della politica di questi giorni.

Le abitudini sessuali dei nostri rappresentanti politici hanno valore pubblico o è solo una questione privata?

La risposta è semplice: chi mi rappresenta deve, sottolineo DEVE, rappresentare i miei valori, i miei ideali, le mie convinzioni, non soltanto politici, ma sociali e, soprattutto, ideali ed etici.

Questo vale a tutti i livelli: dai consiglieri comunali al presidente del consiglio.

Appellarsi alla privacy non ha senso: se la moglie di Cesare deve essere irreprensibile, figuriamoci Cesare.

Questo vale per Berlusconi come per Marrazzo.

Vedremo nei prossimi giorni come evolverà la questione del presidente del Lazio, circa la presenza di cocaina e l'inquietante sospetto che si tratti di una trappola montata ad arte a pochi mesi dalle elezioni. Ma quello che si sa è già sufficiente a ritenere che Marrazzo debba farsi da parte con più evidenza di quanto non abbia fatto.

Ma per favore … qualcuno dica a Cicchitto di stare zitto.

Ma pensa davvero che la gente abbia dimenticato che, non più tardi di un paio di mesi fa, il suddetto urlava il diritto alla privacy del suo mentore Silvio?

Davvero è convinto che i fatti di Villa Certosa abbiano una gravità inferiore di quelli di Via Gradoli?

Crede davvero di poter ergersi a difensore della moralità pubblica (a senso unico), lui che, non dimentichiamo, faceva bella mostra di sé in liste non proprio edificanti del gran maestro della P2 Licio Gelli?

Non posso pensare che la sua protervia si spinga al punto da ritenere che Marrazzo debba dimettersi, mentre Berlusconi possa tranquillamente continuare ad organizzare i suoi festini, pardon le sue gradevoli cene, come se nulla fosse successo.

Resta l'amarezza.

E sembra che i nostri politici facciano il possibile per allontanare sempre di più le persone comuni, che tutti i giorni litigano con il bilancio della famiglia, da una politica che è sempre più casta, moralmente corrotta, decadente, inamovibile!






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sabato 24 ottobre 2009

Il Bungee Jumping del PD



Sono molte, in queste ore, le persone che si interrogano sulla opportunità di andare a votare o meno per le primarie del Partito Democratico.
E non parlo di quelle che si “sentono parte” del PD; quelle che lo hanno votato o che ne hanno condiviso la creazione.
Parlo di quelle come me, che dalla sua nascita si sono sentiti privati di qualcosa, che non hanno visto nel PD la prosecuzione naturale dell'Ulivo né, tanto meno, la nascita di un vero partito delle riforme e del lavoro.
Che considerano il PD come uno di quegli sport strani che nascono in America e poi, chissà perchè, prendono piede anche da noi, un po' per convinzione (poca), e molto per piaggeria, a cominciare dal nome: democratico, come bungee jumping o downhill.
Insomma, quelli che alle ultime elezioni non sono andati a votare o hanno votato per qualche partitello fantasma, che gioca a dividersi in sotto-sotto frazioni in un gioco al massacro tanto caro alla sinistra italica.
Ma tant'è... domani i seggi sono aperti per questa kermesse e una decisione bisogna pur prenderla.
Per parte mia, non senza un po' di maldipancia, ho deciso di partecipare.
Andrò a votare, ma solo per votare Ignazio Marino.
Perchè?
Perchè oggi nel panorama politico italiano, a sinistra dell'UDC non c'è nulla se non le rissosità di Di Pietro che, sinceramente, mi convincono poco.
Perchè, en attendant, il PD rappresenta l'unica vera, forte opposizione parlamentare al governo di destra.
Ma occorre cambiare.
Bisogna essere più chiari e decisi su alcuni aspetti risolutivi per una politica riformista e del lavoro.
Le timidezze del PD su alcuni punti cardine non sono più tollerabili. Non si possono nascondere i problemi per non doverli affrontare, come non è igienicamente corretto nascondere la polvere sotto il tappeto.
Quali sono le proposte dell'attuale PD sui temi etici “caldi”, a parte contribuire a bocciare la legge contro l'omofobia?
Che dice su unioni di fatto, testamento biologico, fecondazione assistita?
E' possibile che, sull'insegnamento della religione a scuola l'unica posizione sia quella di accodarsi, alla spicciolata, alla proposta di insegnare anche l'Islam, che sa di demagogia e retorica e non si fa invece un discorso serio sull'ora alternativa, prevista dalla legge e poco e male applicata con la scusa della mancanza di fondi?
In questo mesto panorama l'unico che “dice qualcosa di sinistra” è Marino. L'unico che mette al centro del suo ragionamento la laicità. L'unico che unisce critica e proposta (il suo programma lo trovi qui. Agli altri due manca sempre qualcosa. Franceschini si porta dietro come un macigno il fatto di essere stato il vice di Veltroni e via, un po' di responsabilità per il disastro compiuto dovrà pur averla. Bersani... ma non stavamo parlando di un partito di sinistra?
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lunedì 5 ottobre 2009

Lo facciamo un giochino?


Oggi vorrei proporvi un gioco divertente, partendo da una premessa che forse stupirà chi è abituato a leggere i miei post.

La premessa è questa: in Italia le differenze tra sinistra e destra non hanno senso.

O almeno, non hanno senso in questa fase storico-politica. Mi pare evidente che il dibattito in corso divida gli schieramenti in due grandi "famiglie": chi ritiene che Berlusconi ed i suoi sodali rappresentino un pericolo per la democrazia, che il suo impero mediatico-finanziario falsi in maniera sensibile il gioco democratico, che le sue intemperanze sessuali ed erotiche rappresentino un rischio per la credibilità internazionale del nostro Paese, che le sue leggi ad-personam siano nauseanti ed inaccettabili e chi ritiene che tutto questo sia un'invenzione della sinistra, che l'attività del governo sia soddisfacente e che, in fondo, Berlusconi è un po' un ragazzaccio, ma in fondo fa quello che tutti vorrebbero fare.

Questa divisione attraversa in maniera trasversale entrambi gli schieramenti ed è fortemente presente tra le persone "comuni".

E' evidente che il presidente della Repubblica appartenga al primo schieramento, insieme al presidente della Camera, Fini.

Con questa chiave di lettura comprendo gli applausi entusiasti che hanno accolto Fini alla festa dei democratici: il riconoscimento di essere "uno di noi".

Fortunatamente non è solo, Fini, nel suo schieramento: basta leggere tra le righe delle dichiarazioni, o tra i silenzi, per comprendere che molte alleanze sono di facciata e di convenienza.

Ed allora il giochino: da che parte stanno i nostri politici? Quelli che conosciamo, che incontriamo, con cui abbiamo occasione di parlare, di destra come di sinistra.

Non per cercare gogne o anatemi ma per verificare la percorribilità di una proposta che a molti potrà sembrare indecente, mentre io credo che potrebbe essere una via d'uscita in questa situazione.

Verifichiamo l'esistenza in Parlamento di una maggioranza
trasversale alternativa a questa, creiamo un governo di garanzia che abbia il solo scopo di ripristinare regole democratiche e condivise, faccia piazza pulita di leggi e leggine salva premier, e, come unico incarico ulteriore, fronteggi la crisi economica che, come noto, non esiste, affidando l'economia ad un nome prestigioso (Draghi?).

Appena finito il suo ruolo (un anno, due?) riporti alle urne un Paese pacificato, democratico che sia in grado di confrontarsi nelle urne sui programmi e non sui proclami, sugli schieramenti e non sulle escort, e che sia certo che un simile incubo non possa ripetersi in futuro.

Dopo non mi preoccupa chi sarà il leader del Paese, se un esponente di destra o uno di sinistra; ma, probabilmente, Fini non sarebbe più accolto da applausi entusiasti da una platea di sinistra, magari non da fischi, ma da educati applausi di circostanza.

Ora, però voglio giocare anch'io: Alfano, da che parte sta? E Formigoni? E Alemanno? …….E D'Alema?


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martedì 29 settembre 2009

Più laicità per maggiori diritti


Non voglio entrare nel merito delle dichiarazioni di oggi di Massimiliano Costa, vicepresidente della regione ed esponente di spicco della mozione Franceschini, che accusa il PD ligure di agire con "metodi mafiosi".

Non voglio entrarci perché simili accuse, lanciate il giorno dopo aver perso un congresso, hanno sempre il sapore di una vendetta postuma. Se Costa pensa che simili metodi esistano, perché non li ha denunciati prima? Non ha partecipato a creare le regole di convivenza del partito fin dal momento della sua costituzione?

Non voglio difendere il PD in cui non sono entrato, all'atto della sua costituzione, per la pochezza del progetto
politico che si limitava all'accorpamento di due gruppi dirigenti, senza risolvere le enormi contraddizioni collegate alla fusione di due culture diverse com'erano quelle dei DS e della Margherita.

Quello che viene definito "rimescolamento" delle anime non è a mio modo di vedere un passo avanti risolutivo verso la costruzione di una formazione politica "vera" perché non vi è rinnovamento. Quello che si mescola è sangue vecchio, con nessuno o scarso apporto di linfa vitale fresca.

Il risultato è la divisione del PD, almeno in Liguria, (non conosco le realtà delle altre regioni) non sulla base di convinzioni ideali, ma in base all'appartenenza a "gruppi" che, evidentemente, altro non possono essere se non gruppi di "potere" o, nel migliore (?) dei casi, occasioni per rese dei conti più volte rimandate in passato.

Mi pare che questa sia una triste realtà impietosamente emersa proprio in occasione di questo congresso con accuse e controaccuse e senza esclusione di colpi che, spesso, hanno fatto dimenticare ai contendenti quale fosse il vero nemico da battere.

Il PD è comunque uno dei pochi partiti di opposizione a questo infausto governo ed è l'unico che, nel suo DNA, ha qualcosa di sinistra e di laico. Poco, sempre meno, ma è comunque l'unico.

Ed è per questo che, insieme ad alcuni compagni, ho deciso di partecipare alle primarie per tentare di rafforzare una mozione che, a mio giudizio, più di altre mette al centro delle sue tesi la questione della laicità, non intesa come uno sterile anticlericalismo, che sarebbe una semplice interfaccia al'integralismo delle varie Binetti e Bianchi, ma come metodo di lavoro e di intervento politico: quella di Ignazio Marino.

Assumere la laicità come metodo significa dare alle parole diritti, ricerca, scuola, salute, autodeterminazione significati politici veri, che tendono a responsabilizzare le persone e non pretendere che "qualcuno" decida al posto nostro su temi eticamente sensibili, superando i veti della gerarchia cattolica più oltranzista che, incapace di riempire le chiese, tenta di riempire il Parlamento.

Questo non significa che ho superato la mia posizione critica verso il PD e sono pronto a "saltare dentro". Tutt'altro. Non mi illudo sulle possibilità di Marino di incidere in maniera significativa sulla politica futura del PD, ma voglio sperare che una sua significativa affermazione invii un messaggio ai vincitori, faccia capire che il bisogno di laicità, tra la gente comune, è molto più forte di come gli attuali vertici pensino, che gli immobilismi e le timidezze sui temi etici non sono sopportabili, soprattutto quando vengono messi in discussione diritti che ormai fanno parte della nostra cultura.

Di fronte alle farneticazioni sui figli di genitori divorziati non si è levata una voce a dire che erano idiozie dovute alla non conoscenza della realtà, che i veri drammi si consumano all'interno di coppie che, per vari motivi, trascinano un rapporto in situazioni drammatiche. Ci si è limitati a dire, nel migliore dei casi, che comunque "la legge sul divorzio non è in discussione" il che, come noto, significa che la legge non è in discussione "ADESSO", ma non appena ci saranno le condizioni…..

Non so se servirà a qualcosa la nostra presa di posizione, dipenderà anche da quanti seguiranno questo input. Ma credo sia doveroso provarci.


 

Di seguito pubblico il comunicato stampa relativo al nostro impegno:


 

Più laicità per maggiori diritti


 

ll congresso in atto nel Partito Democratico è un'occasione di riflessione anche per le persone che, pur non essendo iscritte, condividono alcuni dei valori ai quali si ispira il partito.

Ancora di più, in considerazione della scelta di rimettere alla valutazione delle primarie i risultati del congresso, trasformando un dibattito interno per la scelta dei gruppi dirigenti in un momento di confronto sulla linea politica.

Pur non essendo interessati al confronto personale tra i candidati, alle divisioni in gruppi, anche e soprattutto a Savona, al fare e disfare alleanze, alla forma organizzativa che il PD sceglierà di darsi, riteniamo di dare il nostro contributo alla politica del partito, partecipando alle primarie, sostenendo ed invitando a votare Ignazio
Marino
.

Questi giorni, caratterizzati dalle polemiche e dalle proteste legate all'apertura dell'anno scolastico e dall'uso spregiudicato dei mezzi di informazione da parte della maggioranza di governo, evidenziano la necessità di una opposizione
forte, radicata e con una sicura linea politica.

Non sono più accettabili i tentennamenti che hanno caratterizzato, com'era facilmente prevedibile, la linea politica del PD, soprattutto a causa del non risolto confronto sulla laicità.

Senza voler mettere in discussione il diritto di ciascuno di trasferire nella propria attività politica le proprie convinzioni religiose, riteniamo sia inammissibile la pretesa, in uno stato veramente laico, di imporre tali convinzioni anche a chi la pensi diversamente.

Unioni civili, scuola, ricerca, diritti delle persone sono tutti campi di intervento politico fondamentali in una società moderna che Ignazio Marino affronta in maniera più convincente, decisa e chiara.

Un suo risultato positivo alle primarie, che migliori possibilmente il dato che emergerà dai congressi di sezione, sarà il metro con cui misurare il bisogno di laicità presente nella società civile e rappresenterà, al di là di chi sarà il prossimo segretario nazionale del partito, una spinta ed un invito ai gruppi dirigenti del PD di abbandonare i tentennamenti del passato per abbracciare la laicità come metodo e come rivendicazione di indipendenza ed autonomia nelle scelte politiche.


 


 

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martedì 22 settembre 2009

Mi inchino

Mi inchino davanti ai sei militari morti nell'attentato in Afghanistan

Mi inchino davanti ai civili afghani morti nello stesso attentato vittime inconsapevoli ed incolpevoli di una guerra non loro

Mi inchino davanti ai corpi di Sanaa e Hina uccise perché volevano scegliere la loro vita liberamente

Mi inchino davanti alle donne che, ogni giorno, vengono massacrate da mariti e fidanzati, vittime di una cultura maschilista e violenta

Mi inchino davanti ai morti di Viareggio, vittime di una tragedia che si poteva e doveva evitare

Mi inchino davanti ai morti abruzzesi, diventati comparse atroci del circo mediatico e propagandistico di una perfida politica

Mi inchino davanti ai poliziotti, i carabinieri e tutte le altre forze dell'ordine che sono morti per difendere la legge e la nostra sicurezza

Ma voglio inchinarmi soprattutto davanti ai corpi delle persone che, ogni giorno, drammaticamente, muoiono nelle fabbriche, nei cantieri, sulle strade e dei quali si parla troppo poco e ancora meno si fa.

Per loro non esistono bandiere, né funerali di Stato, né commemorazioni ipocrite.

Per loro solo la disperazione dei familiari, le lacrime di bambini (che per fortuna nessuno fotografa), un trafiletto sui giornali locali.

E il giorno dopo, tutto ricomincia come prima … fino alla prossima strage!


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giovedì 17 settembre 2009

Smontiamo il memoriale


Sul blog http://davanti.wordpress.com è stato pubblicato un interessante post sulla presentazione del memoriale dell'Avvocatura dello Stato presso la Corte Costituzionale sulla discussione sul Lodo Alfano. Lo pubblico integralmente, ringraziando l'autore per la disponibilità e la chiarezza.


L'avvocatura dello Stato ha presentato alla Corte Costituzionale un memoriale di ventuno pagine in cui viene chiarita la posizione difensiva che si intende tenere in udienza riguardo alla Questione di Legittimità Costituzionale sollevata sul Lodo Alfano.

La tesi su cui si basa la linea di difesa è semplice, e vecchia: Il Lodo alfano è non solo legittimo, ma doveroso, perchè un uomo di governo non può essere chiamato a rispondere davanti a un giudice mentre è in carica, in quanto…ha di meglio da fare, nel senso che ha un mandato per governare e se sta troppo tempo in tribunale si finisce per danneggiare "l'interesse generale all'esercizio efficiente delle funzioni pubbliche". Inoltre, molto spesso succede che "la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati". Quindi, tanto vale lasciar governare chi deve farlo, senza che ne venga turbata "la serenità".

Questa impostazione, come abbiamo detto, non è nuova. Vittorio Emanuele Orlando, grande giurista di epoca Giolittiana, liberale, poi fascista di comodo, autodefinitosi "fieramente mafioso" perchè per lui la mafia era la somma dei valori del popolo siciliano, ne era un grande fan. Le cariche monocratiche vanno dotate di immunità assoluta, diceva, perchè esse devono esercitare le loro funzioni in piena libertà: se arrestano il Presidente del Consiglio, non c'è più nessuno che governa.

Ecco, ma oggi questo non sta scritto da nessuna parte, cioè non sta scritto in Costituzione, che è il posto dove dovremmo cercare se volessimo prendere in considerazione una ipotesi del genere. Le immunità previste dalla Carta sono quelle per il Presidente della Repubblica (art.90), e per i parlamentari (art.86). Mai si accenna a delle garanzie per la Presidenza del Consiglio: il Capo del Governo e i Ministri godono delle immunità garantite ai parlamentari, nel caso siano anche deputati o senatori (sono quindi insindacabili, irresponsabili per gli atti di funzione e non sottoponibili a misure detentive senza l'assenso della Camera di appartenza). Che le cariche di vertiche siano improcessabili per i reati comuni, non è scritto.

E quando il Costituente ha voluto scrivere, lo ha fatto; se non ha scritto, è inutile che stiamo ad inventarci che questo è un interesse "diffusamente tutelato" in Costituzione. Non si può ipotizzare una legge implicita dove c'è una frase esplicita, dice il mio prof: si indichi l'articolo della Costituzione, si indichi il punto scritto in cui questo interesse gode di ampia tutela, e inizieremo a discuterne.

E' probabile che la Costituzione nulla comandi al riguardo perchè la nostra è una forma di governo parlamentare, e il capo del Governo, in caso di impedimento, è comunque e sempre sostituibile con qualcun altro che possa godere della fiducia del Parlamento. Non così per il Presidente della Repubblica, che è una carica di garanzia, non così per i Parlamentari, che hanno una durata predeterminata (la legislatura). Infatti, loro hanno delle immunità, perchè sono insostituibili: il Capo del Governo non lo è, e quindi la tesi di Orlando è, mi pare, inapplicabile.

Peraltro anche dove il Capo del Governo è davvero insostituibile, ovvero in America, quando qualcuno si è azzardato a dire che il Presidente non poteva essere giudicato (Nixon, 1982), o che non poteva essere processato finchè doveva adempiere ai propri obblighi di stato (Clinton, 1997), la Corte Suprema si è messa a ridere, e ha chiarito che la separazione dei poteri non mette nessuno al di sopra delle leggi e che le attribuzioni di poteri costituzionali non devono diventare scuse per ottenere privilegi.

Mi sembra che qui, poi, si stia suggerendo alla Corte Costituzionale di ritirare fuori dal cassetto una sua antica giurisprudenza, che ha iniziato ad essere disapplicata piu o meno intorno al 93, quella del "bilanciamento degli interessi Costituzionali": secondo questa giurisprudenza, il Costituente avrebbe dato indicazione affinchè fra l'interesse di chi chiama davanti a un giudice una carica politica per avere una sentenza, e l'interesse a far governare tranquillo un uomo di stato, prevarrebbe il secondo, sacrificando l'interesse della parte lesa: mi dispiace signora, non abbiamo tempo per i suoi diritti. Fortunatamente questo indirizzo, come abbiamo detto, è oramai abbandonato in favore di nuove e più corrette interpretazioni (sent. 58/2000, la cosiddetta"svolta").

Riassumendo, da parte della Avvocatura si afferma che sarebbe ammissibile una deroga all'articolo 3 primo comma, quello che dice siamo tutti uguali davanti alla legge, sulla base di un interesse diffuso che non è scritto da nessuna parte; allo stesso modo viene sacrificato il diritto all' azione in giudizio, a poter avere un regolare processo insomma (art.24), a favore di questo interesse fantasma. Ma la Corte da questo orecchio ci sente male: per lei l'articolo 3 è un "principio supremo dell'ordinamento", e come tale non sono ammissibili deroghe: neanche con una riforma costituzionale si potrebbe introdurre una disciplina derogatoria.

Una legge del genere è talmente doverosa che non esiste in nessuna altra parte del mondo. Questa legge non è conforme a Costituzione, e questo memoriale è suicida. Se la Corte decidesse per la costituzionalità del Lodo, sarebbe una decisione molto politica.

martedì 15 settembre 2009

La Gelmini bocciata all’orale


Peccato che "il miglior premier della storia repubblicana" abbia messo insieme una squadra di governo così scalcinata.

Dagli insulti di Brunetta al razzismo di Maroni, dagli sproloqui di Bossi ai tentativi raffazzonati di Tremonti di arginare la crisi, dal livore di Sacconi all'inutilità (per non dire peggio) di Prestigiacomo (l'avete mai visto un ministro dell'ambiente dare parere favorevole all'ampliamento di una centrale a carbone, anche contro i pareri degli enti locali?), è tutto un fiorire di "perle" che meriterebbero una riflessione.

Ma oggi voglio dire la mia sul ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini, non tanto per la assurda riforma della scuola (che ha l'unico merito di mettere d'accordo tutti, insegnanti, personale Ata, studenti, genitori che si ritrovano praticamente ogni giorno in piazze che non si vedevano così partecipate da molti anni), quanto per due dichiarazioni che più di altre hanno suscitato la mia perplessità, mentre mi pare che le forze politiche, anche di opposizione, vi abbiano glissato sopra.

La prima: l'insegnamento della religione cattolica deve avere la stessa dignità delle altre materie. Solo una domanda: perché?

Per quale motivo uno stato laico deve "decidere" qual è la religione vera, tanto da doverla insegnare nelle scuole, al pari dell'italiano, della storia, della matematica?

Perché un delegato della Curia che potrebbe anche non avere alcun titolo professionale deve avere il diritto di decidere sul futuro scolastico (e quindi sulla via futura) dei nostri ragazzi?

E quelli che si riferiscono ad altre confessioni? Mussulmani, Ebrei, Protestanti? E quelli che non ritengono di avvalersi dell'insegnamento della religione a scuola? Non è questo un diritto violato? Una discriminazione?

Che ne pensa il Ministro delle Pari Opportunità (altro pregevole esempio dell'adeguatezza della squadra di governo)?

Ma, ahimè, che ne pensano Franceschini e Bersani, così impegnati oggi a litigare sul futuro del partito democratico?

Che differenza esiste tra la nostra scuola pubblica e quella iraniana o talebana? Solo una, mi pare. La nostra è più ipocrita, visto che sostiene di essere "laica".

Ma il Ministro Gelmini non si è limitata a questa esternazione. A proposito delle proteste che stanno caratterizzando questo avvio di anno scolastico, ha condannato gli insegnanti che fanno politica.

Eppure quello di far politica ed avere delle opinioni mi pare un diritto costituzionalmente protetto, anche quando le convinzioni espresse non sono in linea con quelle del Ministro. Chissà perché sono convinto che il Ministro non avrebbe fatto questa improvvida uscita se gli insegnanti, anziché protestare, si fossero dichiarati d'accordo con lei.

Insomma, Ministro, oltre che bocciarla in italiano per le ormai famose "egìde" e "i carceri minorili", mi corre l'obbligo di comunicarle una grave insufficienza anche in politica.

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martedì 8 settembre 2009

Le colpe di Silvio, le responsabilità di Massimo


Considero Massimo D'Alema uno dei politici più intelligenti e preparati del nostro Paese, ma non posso dimenticare che, se siamo in questa situazione di "democrazia dimezzata", buona parte delle responsabilità vanno addebitate a lui, al suo tentativo di "accreditarsi" presso la destra come uno Statista, di aver ricercato l'appoggio dello schieramento opposto su un tema così delicato ed importante come il conflitto di interessi.

Certo è sempre possibile affermare che, proprio per l'importanza e la delicatezza del tema, era ed è indispensabile che su una riforma così fondamentale per la tenuta democratica del Paese si fosse realizzato un accordo bipartisan. Ma anche un bambino avrebbe saputo preconizzare che Berlusconi avrebbe fatto fuoco e fiamme per impedire una simile modifica.

Io trovo che, sul conflitto di interessi, si sia fatta molta confusione.

E' un tema che non riguarda solo il possesso o il controllo di buona parte dei mezzi di informazione, ma intride tutta la vita politica italiana.

E non è solo un tema "sensibile" della destra, poiché anche il centro sinistra (a mio modo di vedere) non ne è immune.

Non mi scandalizzo delle retribuzioni dei nostri parlamentari o dei costi della politica (certo, alcuni eccessi andrebbero eliminati, soprattutto in situazione di crisi economica e contrazione del PIL), vedo ben più grave l'assenza di norme che impediscano che un mandato parlamentare, regionale o qualunque altro livello decisionale, si trasformi in un'occasione di agevolare la propria attività professionale.

Mi spiego con qualche esempio: è accettabile che un avvocato continui ad esercitare la propria professione visto che è in grado di modificare le leggi dello stato in senso più favorevole ai propri clienti? E di un commercialista fiscalista a capo del ministero dell'economia che ne pensate? O di un medico che può avere ruolo in nomine o norme riguardanti la propria attività? L'elenco potrebbe evidentemente essere lungo e riguarda proprio tutti. Credo sia indispensabile chiedere ai nostri rappresentanti che si "accontentino" delle retribuzioni e delle prebende collegate al loro ruolo, rinunciando alla propria attività di origine non solo per tutto il mandato, ma anche per un periodo successivo alla sua scadenza.

Ma il conflitto di interessi più macroscopico riguarda evidentemente il nostro premier.

E' tollerabile che il padrone di Mediaset sia in grado di condizionare il CdA della Rai per non rinnovare il contratto con SKY per la diffusione sul satellite del proprio palinsesto, causando con questo una perdita alla Rai di qualche decina di milioni di euro (che evidentemente pagheremo noi, attraverso il canone e il ripianamento del suo deficit)?

E' accettabile che, per dare armi alla guerra che Mediaset sta conducendo contro Sky, prima si aumenti l'Iva sull'abbonamento al satellite e, subito dopo, si crei una fantomatica rete satellitare di cui nessuno sa nulla cui contribuiscono Rai e Mediaset?

Al di là del fatto che siano vere le accuse rivolte da Feltri all'ex direttore dell'Avvenire Boffo, è mai possibile che, di fronte ad una presa di posizione del giornale cattolico sulla "spericolata" vita familiare del premier, il giornale di famiglia (come viene ipocritamente definito) lanci una campagna basata su veline e dossier volti a minare la credibilità dell'Avvenire (e, in una sorta di compromesso storico giornalistico, l'Unità)?

Post Scriptum: non è direttamente collegato al conflitto di interessi, ma non vi tremano i polsi sentendo Berlusconi affermare con disinvoltura che i rapporti con la Chiesa sono ottimi e si "rinsalderanno" in occasione dell'approvazione delle legge sul testamento biologico? Ma come, lui (già automaticamente scomunicato, visto che è un divorziato risposato) si "diverte" in innocenti cenette con escort e giovani e piacenti bellezze e noi dobbiamo pagare dazio alla Chiesa sul diritto di morire in pace, senza cannule, aghi e cateteri che violentano il corpo?


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giovedì 27 agosto 2009

Canta che ti passa

Appartengo ad una generazione per la quale l'America era il nemico. Il Paese dove il capitalismo più sfrenato cresceva a danno dei deboli, dei paesi poveri del sud e dell'est del mondo, esportatore di armi e di guerre, come quella sanguinosa ed atroce del Vietnam.

E mi pare strano, oggi, guardare agli Stati Uniti come ad un paese guida nelle riforme e nella democrazia.

La scomparsa del Senatore Ted Kennedy rappresenta lo spartiacque nella politica americana e, di conseguenza, mondiale.

E' morto l'ultimo, tenace sostenitore di quella politica del new-deal voluta dall'allora presidente Roosevelt per uscire dalla grande depressione del 1929, ed è singolare che forse l'ultimo dei Kennedy se ne sia andato all'inizio di quello che sembra un nuovo "new-deal" (scusate il gioco di parole).

La crisi, finanziaria prima, economica poi, è stata affrontata da Obama con un vasto programma di riforme, rilancio degli investimenti, nuovi rapporti con i "nemici" di ieri, collaborazione internazionale.

Un esempio "democrats" di come, da una crisi, si possa uscire spingendo sull'acceleratore, anziché sul freno. Aprendosi alle sfide, anziché chiudersi in difesa, negando i pericoli e le insidie.

Ed è ahimè immediato il confronto con quello che sta succedendo in casa nostra: la crisi non si affronta per il semplice fatto che non esiste. Sono tutte invenzioni dei giornali di sinistra che seminano terrore e disinformazione per mettere in cattiva luce il premier.

Così, da noi, la politica è dominata dall'esame di dialetto, dalle ronde, dal dibattito sull'inno nazionale, in una visione tutta interna, chiusa, soffocante, inutile.

Nel frattempo il governatore Draghi lancia allarmi sulla tenuta del tessuto industriale italiano nonostante, all'estero, comincino a manifestarsi segnali di miglioramento della congiuntura; il presidente Napolitano lancia preoccupati appelli sulla necessità di tenere unito il nostro Paese; sempre più spesso compaiono episodi di intolleranza razziale e sessuale.

Chissà perché mi pare di sentire, in lontananza, un'orchestrina che suona.

Che sia quella del Titanic?

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