martedì 20 gennaio 2009

20 Gennaio 2009

Sono le 17.35 del 20 gennaio 2009. Tra circa mezz'ora gli Stati Uniti d'America incoroneranno il quarantaquattresimo presidente della loro storia. Forse mai come questa volta il mondo attende questo evento con trepidazione e speranza. Gli anni bui ed insanguinati dell'era Bush sembrano terminati ed un periodo di pace e prosperità sembra alle porte.

Ma perché?

Che cosa ha quest'uomo di tanto particolare e diverso da creare una simile aspettativa?

E' il programma con cui si è presentato ai suoi concittadini? Sono le sue parole d'ordine? E' la squadra di cui si è circondato?

Credo che una chiave di lettura prescinda dalle qualità di Obama. Mi pare che il mondo sia semplicemente stanco di guerra, di violenza, di sfruttamento, di miseria, di discriminazioni.

Sia alla ricerca di un cambiamento, di una svolta, di incamminarsi verso una nuova era e la caratteristica di Obama sembra essere quella di incarnare il cambiamento, a partire dal colore della sua pelle.

Un uomo che nello stato principe della discriminazione razziale, in cui le prigioni rigurgitano di neri, i bracci della morte accolgono quasi esclusivamente persone di colore, assurge al ruolo massimo non può che essere visto, nel bene e nel male, come l'uomo del cambiamento e della svolta.

Questo porta con sé una grande responsabilità ed un grave pericolo: Obama non può sbagliare. Da oggi in poi potrà soltanto deludere, il mondo non gli perdonerà nessun errore: i suoi sostenitori perché si sentirebbero traditi, i suoi detrattori (e dietro la facciata dei sorrisi ipocriti, delle false congratulazioni, dei sostegni di maniera se ne nascondo numerosi, a partire da casa nostra) perché potranno tirare un sospiro di sollievo.

Anche da noi un uomo si è presentato come l'Uomo nuovo, del cambiamento, un imprenditore prestato alla politica e la gente lo ha seguito. C'è una evidente differenza: al nostro sono state fatte aperture di credito mai concesse a nessuno (ve la ricordate la famosa frase "lasciamolo governare in pace e poi vediamo"?), gli sono state perdonate le più assurde gaffes che un uomo di stato potesse fare, la gente non sembra essersi accorta delle bugie che ha raccontato, non interessano i suoi reati e le leggi che si è fatto per non andare in galera, non conta il fatto che negli ultimi dieci anni ha governato per otto ed ancora oggi se la prende con l'eredità ricevuta dai governi precedenti.

Perché, allora, ad Obama il mondo non dovrebbe perdonare nulla? Perché i progressisti di tutto il mondo temono un effetto boomerang della sua popolarità?

A me sembra semplice la risposta: gli Stati Uniti, nonostante tutti gli altri difetti che ha, è la culla della libertà di stampa: il presidente non potrà manipolare le coscienze dall'alto della proprietà di tre televisioni e non so quanti altri organi di informazione.

Debbo dire che questa cosa mi tranquillizza. Preferisco un Obama in difficoltà nel suo mandato che un Berlusconi saldamente in sella nonostante tutte le stupidaggini e le idiozie del suo modo di governare. E' un prezzo giusto per la difesa della democrazia e della libertà.

Sono comunque convinto che Obama assolverà bene al suo mandato, non mi aspetto che cammini sulle acque, né che moltiplichi il cibo, ma penso che la crisi che sta attanagliando il mondo possa essere affrontata meglio da un uomo che ha la fiducia e l'appoggio di tutto il mondo, piuttosto che da uno che ha pesanti responsabilità nella sua genesi e nel suo aggravarsi.

Penso che la questione mediorientale possa essere meglio affrontata da un uomo che, di secondo nome, si chiama Hussein e, forse, potrà avere una visione più equilibrata della complessità del problema.

Penso che la grandezza di una nazione non si misuri con il numero dei soldati che si riescono a schierare sui vari fronti, né che l'economia sia forte se la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi, che senza scrupoli, utilizzano la colpevole assenza di regole per sfruttare il mercato per arricchirsi ulteriormente.

Penso che la fame, la sete, la povertà non possano essere la condizione per garantire ad una piccola parte del mondo di vivere nell'agiatezza.

Sono convinto che la tutela dell'ambiente non possa più essere messo in secondo piano dagli interessi di gruppi di potere (come sembra voler fare il nostro illuminato governo).

Sono le 18.21. L'America ha un nuovo presidente: da oggi le speranze cedono il passo all'impegno ed ai risultati.

Buon lavoro, Presidente Obama!


 


 

 

1 commento:

Fulvio Sguerso ha detto...

La prima considerazione che mi viene in mente a proposito del fenomeno (in tutti i sensi!) Obama - e delle speranze, delle attese, delle prime volgari reazioni degli opinionisti italici di destra (vedi il supponente commento del direttore del "Giornale" al discorso inaugurale del neopresidente democratico!)- è che nemmeno in un'epoca come la presente, così dominata e caratterizzata dalla tecnologia, da strumenti elettronici sempre più sofisticati, pervasivi, invasivi e potenti tanto da evocare la leggenda dell'apprendista stregone, si può impunemente trascurare l'importanza del "fattore umano" nella piega che può (o non può) prendere la storia del mondo. Basta pensare agli effetti devastanti che le decisioni criminali della precedente amministrazione hanno provocato all'intera umanità per averne conferma. Ora la Sinistra mondiale guarda all'inquilino nero della Casa Bianca con il fiato sospeso: riuscirà il nostro eroe là dove i suoi predecessori democratici hanno fallito? Le sue prime mosse sembrano andare nella direzione giusta; anche se mirano in primo luogo a ridare dignità e credibilità al sistema democratico statunitense, questo non toglie il valore universale a una politica che intenda salvaguardare i fondamentali diritti umani. Tra i quali la libertà di culto, di fede, di religione, di pensiero....Sono i principi elementari del liberalismo tanto spesso citati anche dai nostri governanti, ma che, riformulati solennemente da un Presidente degli Stati Uniti, di nome Barak Hussein Obama, chissà mai perché commuove una parte di umanità, e ne fa tremare un'altra: non vorrà per caso fare sul serio?