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lunedì 7 marzo 2011

Una mimosa per la normalità

mimosa Quest'anno la fioritura della mimosa è diversa dal passato.
I fiori sembrano più grandi ed i rami degli alberi si piegano sotto il peso dell'abbondante fioritura.
Anche l'8 marzo sembra diverso.
Meno festa, più consapevolezza.
Più volontà di contare, di esserci, di dare continuità alla grande mobilitazione nata in tutto il Paese sotto lo slogan di “Se non ora quando”.
E' un segno che qualcosa vuole cambiare.
Finalmente l'8marzo torna ad essere quello per cui, oltre un secolo fa, è nato.
Una giornata di impegno politico a difesa dei diritti delle donne e della donna.
Anzi, almeno in Italia, ancora di più. Le donne, e non solo loro, sono chiamate ad uno straordinario impegno a difesa della loro dignità.
Non sono solo le “performances” notturne del presidente del consiglio e dei suoi sodali ad offendere. Se un qualunque consigliere comunale, in cerca di dubbia visibilità, può permettersi di bollare la campagna contro l'uso e l'abuso del corpo delle donne in pubblicità come “un problema della sinistra a confrontarsi con la bellezza delle donne” vuol dire che questo Paese è sceso in un baratro da cui sarà difficile risalire.
Ma le donne, per fortuna, stanno dimostrando di esserci e di essere contro questa visione e questa politica.
La novità è che, per una volta, non sono sole in questa battaglia per i diritti.
Gli studenti, salendo sui tetti contro la riforma Gelmini della università e della scuola, i lavoratori e quelli che il lavoro lo cercano, salendo sulle gru rivendicano tutti e tutte la stessa cosa: una svolta.
Una svolta politica ed etica. Una nuova guerra di liberazione, senza armi, che faccia riscoprire i valori della nostra convivenza civile, ritrovandosi nelle parole d'ordine dei nostri vecchi che non hanno sacrificato la loro giovinezza e la loro vita per trasformare il nostro paese nella barzelletta del mondo.

E quanto più in fretta i partiti di opposizione se ne renderanno conto e ricominceranno a fare politica nelle strade invece che nei salotti televisivi e sui giornali, prima torneremo ad essere, semplicemente, un Paese normale.


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2 commenti:

Francesca ha detto...

Questo 8 marzo mi fa sperare che sia arrivato il momento per le donne di risolvere un po' dei problemi creati dagli uomini. Vorrei che fosse un 8 marzo a partire dal quale gli uomini ci ascolteranno e si fideranno. Vorrei che gli uomini potessero già guardarci come noi vediamo loro, come individualità complesse, eterogenee e non come stereotipi disegnati a pennarello

speradisole ha detto...

Grazie Marino di questo bel post. Immaginavo che per la festa della donna ti saresti fatto vivo, scrivendo qui e scrivendo anche nei commenti.
Vorrei esprimere tanti vorrei, in questo giorno, ma è difficile.
Non più tardi di pochi giorni fa ho ascoltato quello che il premier ha detto alle sue devote del PDL e mi sono cadute le braccia.
Lui dice di amare le donne, di stimarle e dice persino che chi le usa le offende, eccetera, eccetera,
Mai tanta ipocrisia ho letto in quelle parole e mai tanta accondiscendenza in quelle donne che tutto condonano e perdonano.
No, io non condono e non perdono, voglio la mia semplice dignità di donna comune, che si arrabatta per vivere, che sgomita quando la offendono e che si indigna profondamente quando a rappresentarla c'è una persona simile.
Ciao Marino.
Grazie e arrivederci.