martedì 26 aprile 2011

Io ci sono



Sono candidato nella lista Sinistra Ecologia e Libertà, con Vendola. alle prossime elezioni amministrative di Savona.

E' la prima volta che ho accettato una candidatura politica e l'ho fatto perchè credo sia poco utile denunciare la cosiddetta “casta”, se non si è disposti a mettersi in gioco personalmente.

E' quello che ho deciso di fare poiché sono convinto che Vendola e SEL abbiano fatto nascere in molti la speranza di una politica “diversa”.

Perseguire degli ideali ed a questi legare programmi ed impegni è una cosa cui rischiamo di non essere più abituati, spinti come siamo a scegliere tra uno schieramento e l'altro sulla base della capacità di comunicare e non di progettare, proporre, governare.

Si sceglie un partito, oggi, come si sceglie un detersivo. Purtroppo non sulla base della bontà del prodotto, ma in base al messaggio pubblicitario che lo sostiene.

In occasione di queste elezioni comunali S.E.L. ha cercato, credo riuscendoci, di modificare questa tendenza.

E' stato proposto un modello di sviluppo diverso per la nostra città, non più basato sul cemento e sul consumo del territorio, ma su nuove e più avanzate attività produttive, che mettano al centro dell'attenzione la tutela del territorio e, quindi, la salute, il benessere, la ricchezza dei savonesi e delle savonesi.

Il sostanziale accoglimento di questo programma ha permesso a S.E.L.di entrare a far parte della coalizione che sostiene Federico Berruti senza nessuna rivendicazione su posti in consiglio o in giunta.

Sarebbe stato più facile scegliere di “correre da soli” e forse i consensi sarebbero stati maggiori. Ma sarebbe stato un consenso inutile, relegato all'opposizione, senza nessuna possibilità di incidere e condizionare il governo della città.

S.E.L. ha deciso di mettersi in gioco con i suoi ideali offrendo ai savonesi la propria volontà di cambiare, la propria voglia di sognare tutti insieme per garantire ai nostri figli e figlie una Savona migliore, che già esiste e che tocca a noi far emergere.

In questa battaglia noi ci siamo, io ci sono.



Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

sabato 19 marzo 2011

Lega: un partito che rinnega i suoi eroi che partito è?


Archiviato il centocinquantenario dell'unità d'Italia tra tante bandiere e un po' di retorica (o, se preferite, un po' di bandiere e tanta retorica) vorrei fare alcune considerazioni su come abbiamo vissuto questo appuntamento.

Innanzitutto credo sia importante, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, mettere in evidenza come una festa “inventata” dal presidente del consiglio, probabilmente per dare un contentino ai suoi alleati più “nostalgici”, si sia tramutata in una grande occasione per il centro sinistra che, finalmente, ha fatto vedere di esserci, più col popolo che con i dirigenti a dire il vero, ma dando comunque un segno di vitalità che fa ben sperare.

La seconda riflessione che credo meriti di essere fatta riguarda il comportamento della Lega che non ha perso occasione, prima, durante e dopo il 17 marzo, per dichiararsi estranea ed ostile nei riguardi di questa ricorrenza e dell'inno nazionale che, ovviamente, è stato, insieme alla bandiera, il protagonista di questa giornata.

La Lega ha dimostrato con i fatti quello che è davvero, qual'è la sua essenza.

E' indubbio che il risorgimento sia stato fortemente caratterizzato dalla presenza e dall'impegno di migliaia di giovani del nord. Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria sono le regioni da cui, con più convinzione, i ragazzi hanno partecipato, anche a costo della propria vita alle sanguinose battaglie che hanno caratterizzato quel periodo.

Nei fatti l'unità d'Italia si regge sul sacrificio dei giovani del nord che oggi, la Lega, vitupera ed offende con il proprio comportamento.

Insomma, un partito che si definisce di massa che non da valore al sacrificio dei suoi giovani che partito è?

E' come se i partiti della sinistra italiana rinnegassero la resistenza e il 25 aprile e se ne andassero al bar come ha fatto il trota, astro nascente della Lega.

Insomma un partito tutto elettoralistico, senza ideali, senza storia costretto, per trovare un minimo significato ai suoi folkloristici simboli, ad inventarsi una inesistente cultura celtica ed una ancora più inesistente padania.

Pronto a buttare alle ortiche promesse ed impegni appena gira il vento, pronto solo ad inseguire le convenienze clientelari del momento.

Un serio programma che partisse dai bisogni e dalle necessità della gente è il vero antidoto a questo morbo che si diffonde. Non la ricerca di pericolose alleanze o benevolenze.


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

giovedì 17 marzo 2011

mercoledì 16 marzo 2011

Il bunga bunga atomico


Come si fa a non restare interdetti di fronte alla inossidabile sicumera del nostro governo e degli esponenti della maggioranza che lo sostiene.

Tutto il mondo si sta interrogando sui rischi connessi all'utilizzo del nucleare per la produzione di energia elettrica.

Le immagini dei reattori giapponesi in fiamme sono infissi nella retina di ciascuno di noi e la solidarietà per le popolazioni colpite dal disastro naturale si somma all'angoscia per il possibile ripresentarsi di una tragedia già vissuta.

E' indubbio che sul nucleare molto incide l'emozione, ma è altrettanto evidente a tutti come il rapporto costi/benefici penda ancora, in maniera decisa, verso la ricerca di altre forme di produzione di energia.

Sarà senza dubbio vero che i reattori di ultima generazione siano più sicuri di quelli vetusti del Giappone, ma tutti gli esperti sono costretti ad ammettere che, in caso di incidente, i danni sarebbero ben più gravi.

Ciò nonostante il nostro governo dichiara di voler procedere verso la strada già annunciata di costruire nel nostro paese nuove centrali per la produzione di energia elettrica, solo formalmente attento alla posizione che anche governatori regionali del centrodestra hanno assunto, tagliando, per buon peso, i fondi sulla ricerca e la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Anche sul nucleare i vari esponenti della maggioranza seguono la stessa linea seguita sul bunga bunga. Il capo indica la verità e tutti fanno a gara per diffondere il verbo, per quanto incredibile esso sia.

Questo governo non va mandato a casa perchè guidato da un vecchio satrapo vizioso.

Questo governo va mandato a casa perchè è pericoloso.


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

lunedì 7 marzo 2011

Una mimosa per la normalità

mimosa Quest'anno la fioritura della mimosa è diversa dal passato.
I fiori sembrano più grandi ed i rami degli alberi si piegano sotto il peso dell'abbondante fioritura.
Anche l'8 marzo sembra diverso.
Meno festa, più consapevolezza.
Più volontà di contare, di esserci, di dare continuità alla grande mobilitazione nata in tutto il Paese sotto lo slogan di “Se non ora quando”.
E' un segno che qualcosa vuole cambiare.
Finalmente l'8marzo torna ad essere quello per cui, oltre un secolo fa, è nato.
Una giornata di impegno politico a difesa dei diritti delle donne e della donna.
Anzi, almeno in Italia, ancora di più. Le donne, e non solo loro, sono chiamate ad uno straordinario impegno a difesa della loro dignità.
Non sono solo le “performances” notturne del presidente del consiglio e dei suoi sodali ad offendere. Se un qualunque consigliere comunale, in cerca di dubbia visibilità, può permettersi di bollare la campagna contro l'uso e l'abuso del corpo delle donne in pubblicità come “un problema della sinistra a confrontarsi con la bellezza delle donne” vuol dire che questo Paese è sceso in un baratro da cui sarà difficile risalire.
Ma le donne, per fortuna, stanno dimostrando di esserci e di essere contro questa visione e questa politica.
La novità è che, per una volta, non sono sole in questa battaglia per i diritti.
Gli studenti, salendo sui tetti contro la riforma Gelmini della università e della scuola, i lavoratori e quelli che il lavoro lo cercano, salendo sulle gru rivendicano tutti e tutte la stessa cosa: una svolta.
Una svolta politica ed etica. Una nuova guerra di liberazione, senza armi, che faccia riscoprire i valori della nostra convivenza civile, ritrovandosi nelle parole d'ordine dei nostri vecchi che non hanno sacrificato la loro giovinezza e la loro vita per trasformare il nostro paese nella barzelletta del mondo.

E quanto più in fretta i partiti di opposizione se ne renderanno conto e ricominceranno a fare politica nelle strade invece che nei salotti televisivi e sui giornali, prima torneremo ad essere, semplicemente, un Paese normale.


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

lunedì 28 febbraio 2011

La politica del cellulare

Cooper-2 Il telefono cellulare ha cambiato la vita di quasi tutti noi. Per qualcuno in meglio, per qualcuno in peggio.

Ma a nessuno è venuto in mente che questo strumento potesse avere una valenza politica. A nessuno tranne che al presidente del consiglio che, oggi, dichiara di non possederne uno per paura di essere intercettato.

Ben strana notizia, questa!

Strana per due motivi. Il primo è che, se il presidente del consiglio teme di essere intercettato, sappia che il telefono fisso è intercettabile forse anche meglio del cellulare e, quindi, la sua preoccupazione e prudenza è semplicemente vana, a meno che non sia frutto di una pericolosa mania  di persecuzione.

La seconda, decisamente più significativa, è che, evidentemente, il presidente del consiglio usa il telefono per dire cose che sarebbe meglio non far sapere.

Chissà perchè sono convinto che non si riferisse a segreti di stato, che sarebbe pericoloso rendere pubblici. Altrimenti che dovrebbero dire gli altri leader politici ben più importanti di lui, da Obama a Sarkozy, da Merkel a Cameron, da Zapatero a Hu Jintao?

E’, quindi, una inconsapevole ammissione di colpevolezza evidente.

Ed è forse questo il motivo per cui i suoi numerosi avvocati gli impediscono di presentarsi davanti ai giudici, come lui stesso ha dichiarato. Perchè pensano che il presidente è così tronfio e pieno di sè che, pur di mettersi in evidenza, pur di dimostrare di essere il più bravo, il più bello, il più furbo, non sarebbe in grado, di fronte ad un interrogatorio stringente, di tacere le proprie responsabilità e dimostrare, davanti ai giudici ed all’opinione pubblica, molte delle responsabilità che oggi gli vengono addossate dalle numerose inchieste a suo carico.

E’ quindi con serenità che continuo ad utilizzare il mio cellulare, come molti milioni di cittadini di questo Paese, che, non avendo nulla da nascondere, non temono di essere intercettati, anzi ritengono le intercettazioni un’irrinunciabile strumento di indagine a disposizione degli inquirenti per perseguire la criminalità, in ogni sua manifestazione.

 

Nella foto Martin Cooper, inventore del cellulare

Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

giovedì 24 febbraio 2011

Il declino


Ma non suscita compassione questo vecchietto che si dibatte nel tentativo di rinviare un declino ormai inevitabile?

Quelli che credeva i suoi fidati e fedeli amici gli si rivoltano contro, lo trattano, da un lato, come una vacca da mungere per spillargli un po’ di soldi, dall’altra leaders, che credeva essere suoi “compagni di merende”, lo accusano in diretta tv di armare i rivoltosi di quel martoriato Paese, praticamente tirandogli addosso la responsabilità dell’atroce massacro che si sta consumando in queste ore, nella sostanziale indifferenza del nostro Paese, preoccupato solo della possibilità dei flussi migratori.

Mai avrebbe pensato, il nostro vecchietto, che sue protette, coccolate, promosse alla politica che conta lo potessero definire con gli epiteti e gli apprezzamenti che, a partire dalla Minetti, gli hanno riservato.

Lui che ancora adesso apostrofa la Presidente di Confindustria definendola “bella tusa”, confermando la sua opinione sull’universo femminile, da considerare solo se piacente e, possibilmente, disponibile e che credeva di essere uno degli uomini più potenti del mondo, non sa darsi pace del fatto di ritrovarsi tristemente solo, costretto a comprare adesioni ed amicizie;

Comprende, finalmente, di essere una patetica macchietta, costretto a “disturbare” il suo amico Gheddafi con una telefonata fortemente richiesta (per non dire imposta) dagli americani;

Si dibatte nel tentativo di evitare un processo che lo vede imputato come uno squallido pappone di minorenni.

Sì, dovrebbe suscitare compassione, se non fosse che ha tentato in tutti i modi di porsi al di sopra della legge, con la sua arroganza e la sua convinzione che tutto possa essere comprato, se non fosse che ha ridotto il nostro Paese, nel panorama internazionale, ad un paese di barzellette, peggio della famosa repubblica di Banana tanto cara ad Altan.

No, non suscita compassione. Forse un po’ schifo, ma non compassione.

L’augurio è che tolga al più presto il disturbo, restituendo dignità al nostro povero Paese ed ai suoi abitanti.

I mezzi non gli mancano per procurarsi una badante che lo assista nel suo delirio senile di onnipotenza.


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

sabato 19 febbraio 2011

Ho aderito a S.E.L.


Una sola novità riesco ad intravvedere nella politica italiana e, soprattutto, nel centrosinistra.
Dopo l'evidente fallimento del Partito Democratico, se di fallimento si può parlare visto che non è mai compiutamente nato;
dopo l'ancor più evidente aborto del FLI che, ogni mattina, è costretto a contarsi per verificare la propria “esistenza in vita”;
con il centro che vivacchia riproponendo riciclati di prima e seconda repubblica;
con il partito di Berlusconi che ormai non sa più neppure come si chiama e continua ad esistere nonostante gli scandali ed i fallimenti del governo solo perchè i suoi esponenti si sono ormai tagliati tutti i ponti alle spalle ed esistono e resistono solo in funzione ed in dipendenza del “leader”;
con la lega che, dopo vent'anni, ancora non è riuscita a portare neanche l'ombra del federalismo alla sua gente e, ancora oggi, fa dell'antinazionalismo d'accatto perfino sulla celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia;
soltanto Nichi Vendola è riuscito ad attirare l'attenzione su di sé e sulla sua formazione politica, Sinistra Ecologia e Libertà, coniugando tre concetti apparentemente conflittuali.
E' una discesa nell'agone politico che fa paura.
Non è un caso che giornali vicini all'attuale maggioranza abbiano già iniziato a gettare fango sulla sua immagine, secondo un copione di diffamazione già sperimentato, scovando foto che non dicono assolutamente nulla.
Non è un caso che, da parte degli esponenti del PD, si tenti di relegare nell'angolo della sinistra puramente rivendicativa e conflittuale la sua formazione.
Mi pare che, oggi, Vendola rappresenti per i giovani ed il popolo della sinistra, orfano di riferimenti, l'unica speranza concreta di costruire una reale alternativa alla cultura/non cultura imperante, all'assenza di etica nella politica, alla caduta degli ideali.
C'è riuscito non tanto per i programmi e le proposte che, fino ad oggi, ha saputo mettere in campo, ma piuttosto con la sua capacità di far intravvedere come possibile un futuro migliore.
In effetti ancora non esiste un'immagine definita di SEL, è ancora in formazione, come un bambino che ancora non ha maturato il carattere, anche se se ne possono intravvedere i contorni.
Un Partito di sinistra, dalla parte del lavoro e dei lavoratori, attento ai temi ambientali.
Ma questo non basta, se vorrà avere gambe.
La scelta che deve fare è, banalizzando, se vorrà guardare avanti o rivolgersi al passato. Un passato spesso glorioso, ma impossibile da rivitalizzare.
Sarebbe sbagliato tentare di far rivivere il PCI, nonostante alcune tensioni di suoi esponenti più anziani in questo senso. Sarebbe un errore rincorrere da una parte l'alternatività ad ogni costo di Rifondazione Comunista, dall'altro la voglia di governo a prescindere del PD.
Mi pare che l'unica strada che SEL abbia davanti, se vorrà avere un futuro, è quello di creare un partito moderno, riformatore, laico, se me lo permettete, Laburista. Che si confronti con laicità e pragmatismo con i problemi della nostra società, avendo presenti gli ideali che un partito che si definisce “di sinistra” deve avere.
Un partito che si ispiri ai partiti socialisti e socialdemocratici europei (e non solo), che, guarda caso, sono gli unici che riescono a rappresentare un'alternativa progressista, riformatrice e laica al governo della destra,.
Solo così, mi pare, la speranza che oggi Vendola suscita, soprattutto nei giovani, potrà dare futuro e credibilità alla formazione.
Ed in nome di questa speranza e di questo tentativo che ho deciso di aderire a SEL.
Adesione non acritica e passiva, ma con la volontà di contribuire alla sua costruzione, con la volontà di far sì che i miei figli (e scusatemi la retorica “familista”), domani, non mi possano dire che la mia generazione ha rubato loro le uniche due cose di cui un uomo non potrà mai fare a meno: la speranza ed il futuro.

Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

venerdì 4 febbraio 2011

Grazie Giorgio


Vorrei ringraziare il Presidente Napolitano.
Lo vorrei ringraziare perché, nonostante le indubbie pressioni che avrà dubito subire, non si è lasciato, come sua natura, intimidire dichiarando irricevibile il decreto sul federalismo.
Il tentativo messo in atto dal governo è evidente: sentendosi forte per il voto favorevole sulla richiesta di rinvio alla Procura di Milano del dossier “Ruby”, ha cercato il doppio risultato: forzare il Presidente a promulgare un decreto palesemente incostituzionale, se non nel merito, sicuramente nel metodo e espropriare completamente il Parlamento dalle sue prerogative.
Un vero e proprio golpe, insomma, chiarendo, una volta per tutte che, se proprio non siamo sotto una dittatura vera e propria, il tentativo di realizzarla è evidente e, fortunatamente ed almeno per il momento, scongiurata.
L’attacco violento alla Magistratura, il tentativo di mettere il bavaglio alla stampa libera, lasciando ampio spazio a quella vicina al regime, utilizzare i seggi negli organismi democratici per “accogliere” signorine compiacenti, spaziare con telefonate deliranti ed offensive nei programmi televisivi, sono tutti aspetti di una convinzione profonda di essere al di sopra ed al di fuori di ogni regola di convivenza civile che porta a considerare la cosa pubblica come privata ed ogni manifestazione di dissenso come un attacco alla “divinità”.
Una personalità disturbata insomma, come già evidenziò a suo tempo la ex moglie, che si circonda di servi sciocchi proni ed adoranti e di bamboline compiacenti che solleticano la sua virilità facendolo sentire immortale.
Ma tutto ciò non è tipico di tutte le dittature e dittatori del mondo e della storia?
Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

martedì 1 febbraio 2011

Mille e non più mille


Oggi il governo Berlusconi compie 1000 giorni e mi sembra opportuno cogliere questa ricorrenza per riprendere in mano il mio blog.
Non ho più scritto nulla perchè avrei voluto mantenere questo blog su una dimensione “politica” e che la sinistra fosse stata in grado di battere la destra sul piano dei programmi e delle proposte e non grazie alle vicende giudiziarie squallide e tristi che vedono protagonista il suo leader.
Non avrebbe dovuto essere difficile visto l'evidente fallimento del programma grazie al quale ha avuto la fiducia degli elettori.
Le tasse sono aumentate (ricordate la promessa di eliminare il bollo auto?) e le Provincie non sono state abolite. La disoccupazione giovanile è a livelli record (oggi un ragazzo su tre non ha lavoro) e se quella femminile sembra diminuire, è solo perchè le donne hanno ormai perfino rinunciato a cercare un lavoro e non si iscrivono più alle liste di collocamento; l'evasione fiscale è a livelli record e la cultura, un tempo fiore all'occhiello del nostro Paese, si dibatte in una povertà senza precedenti, grazie al concetto che “la cultura non si mangia”. Mentre gli altri Paesi, tutti gli altri Paesi, stanno uscendo dalla crisi scommettendo sul futuro e quindi investendo su cultura, scuola e ricerca, da noi i tagli cadono senza pietà su queste fondamentali questioni. La sicurezza, tanto sbandierata in occasione delle elezioni, è garantita grazie alla abnegazione delle forze dell'ordine, senza fondi neppure per pagare la benzina ed i tribunali non hanno soldi nemmeno per la pulizia dei pavimenti. I rifiuti continuano ad ammorbare l'aria del napoletano e gli aquilani continuano a non poter tornare nelle loro case.
Il Parlamento è esautorato dai suoi doveri e poteri, costretto ad inseguire il calendario imposto dal presidente del consiglio, basato ormai quasi esclusivamente, su provvedimenti volti a difenderlo dai processi, ponendolo al di sopra della legge.
L'unico che fa ancora sentire la sua voce è il Presidente della Repubblica, con i suoi richiami al rispetto delle regole democratiche.
Ma non sono questi i danni peggiori di questo infausto ventennio.
E' incredibile osservare il degrado etico in cui il nostro Paese sembra sprofondato.
Non accetto la giustificazione che ognuno, in casa propria, è libero di fare ciò che vuole. E non perchè il codice penale è valido anche tra le mura domestiche (o almeno non solo per questo), ma per una questione prettamente “politica”.
L'attività politica è un'attività pubblica e di rappresentanza e, se in epoca romana, si pretendeva che perfino “la moglie di Cesare” fosse di specchiata onestà, io pretendo di non essere rappresentato da un vecchio satiro, che passa le sue notti in orge con prostitute e squallidi lacchè (che, a leggere le intercettazioni facevano schifo perfino alle protagoniste che, certo, non debbono essere fanciulle che si scandalizzano facilmente), mentre è sempre più alto il numero delle famiglie italiane che non riescono ad arrivare alla quarta settimana.
Ci vorranno decenni per restituire al nostro Paese la dignità perduta.
Prima di essere nuovamente ricordati come il centro della cultura, dell'arte e della storia.
Prima di essere nuovamente considerati come la patria del diritto.
Prima di riconquistare il posto tra i paesi più avanzati, posto che ci è stato negato grazie al bunga bunga del peggior presidente del consiglio che la storia italiana ricordi.
E mi auguro che, a celebrare i centocinquanta anni dell'unità d'Italia, ci sia un governo più degno di questo.

L'immagine è tratta da Le Figaro
Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

sabato 8 maggio 2010

Bondi a Beverly Hills


E così il nostro ministro delle attività culturali non andrà a Cannes. Del resto che ci farebbe Bondi a Cannes? Non fa neppure caldo e poi non c'è niente da tagliare lì. Non c'è un pubblico ad ascoltare le sue atroci poesie d'amore per il premier (che probabilmente sono l'unico motivo per cui gli è stato affidato il ministero della cultura).Ma c'è un docu-film della Guzzanti, “ Draquila” che, poiché racconta la realtà, offende l'Italia.

Ma come, ieri il suo padrone sosteneva che in Italia c'è fin troppa libertà di stampa e oggi il ministro se la prende con un documentario?

E poi, per favore, finiamola con questa storiella che l' italiano è suscettibile e si offende ad ogni malefatta smascherata del premier. Molti italiani non si offendono per questo: si offendono per avere un personaggio come Bondi al ministero della cultura, con il solo mandato di tagliare i fondi a chi la cultura la fa e di elargire soldi pubblici con criteri a dir poco discutibili (siamo proprio sicuri che Natale a Berverly Hills sia un film di interesse culturale e come tale destinatario di finanziamenti?). Gli italiani si offendono ad assistere allo scempio che si sa facendo della scuola pubblica. Si offendono quando vedono i tentativi di asservire la giustizia alle voglie del capo. Si offendono a sentire un personaggio squallido banalizzare il significato dell'Unità del nostro Paese, lui che se ne va in giro con ridicole ampolle che dovrebbero rappresentare inesistenti popoli padani. Sarebbe lungo l'elenco delle ferite inferte da questa gente all'orgoglio ed alla onestà dei nostri concittadini. Ma l'offesa più grossa, quella che proprio non si sopporta più è quella si sentire simili personaggi, che non avrebbero la statura morale e culturale neppure per fare il parroco di campagna, accomunare tutti gli italiani in un afflato di rappresentatività che non gli appartiene. E non mi si dica che il Governo rappresenta tutti. E' il Parlamento che mi rappresenta, quello vituperato e privato delle sue competenze, ridotto com'è ad un votificio, è il Presidente della Repubblica che mi rappresenta, quello tirato per la giacchetta ogni volta che fa comodo ed offeso quando alza, anche timidamente, la voce, è la Costituzione che mi rappresenta, quella violentata ogni volta che si cerca di modificarla a proprio uso e consumo, è, retoricamente, la bandiera che mi rappresenta, quella con cui Bossi dichiara di “ pulirsi il culo”. Non questo governo, rappresentanza di una minoranza del paese, che non autorizzo a parlare in nome mio.


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

mercoledì 5 maggio 2010

Scajola, gradisce un caffè?


A chi non è capitato, uscendo dal solito bar, sentirsi dire che il caffè ce lo ha offerto qualcuno che a stento conosciamo. E nessuno di noi si è impegnato più di tanto a capirne le motivazioni: una gentilezza da qualcuno che ci conosce e, probabilmente, ci stima. Certo 90 centesimi di stima non sono poi molti, ma 900 mila euro, magari, meriterebbero forse un'indagine ulteriore. Ma non per Scajola.
Il ministro più dimesso dei governi Berlusconi e sempre senza motivo. La prima volta per aver dato del rompicoglioni a Biagi che protestava per avere una scorta. Con gli esiti drammatici che conosciamo. Oggi per non aver capito che il mercato immobiliare ha delle regole e un appartamento nel centro di Roma, con vista sul Colosseo, ha un valore di oltre il doppio di quello che pensava di aver pagato.
Ma che ingenuone il nostro ministro, che bambinone innocente.
Certo, fino a che non sarà chiarita l'intera vicenda è opportuno presumerne l'innocenza, ma solo l'idea che un ministro della repubblica, politico navigato come Scajola ritenga di poter fare le dichiarazioni che ha fatto rappresenta di per sè un segnale politico preoccupante. A che livello è arrivata la corruzione nel nostro Paese se si ritiene possibile un simile fatto. Forse non siamo abituati a fare confronti, ma 900 mila euro corrispondono ad uno stipendio di 1500 euro mensili (neppure tanto basso, quindi) per 50 anni. A questo ammonta il caffè gentilmente offerto al nostro ministro. E pensare che qualcuno si permette di parlare di sensibilità e senso dello stato.


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

venerdì 16 aprile 2010

Silvio va alla guerra


Sarà vero? Sarà falso? Certo è che questo è il momento più " pericoloso" di questa legislatura. La minaccia di elezioni anticipate si fa sempre più concreta e, con essa, la solita visione " privatistica" dello stato. Che importa se, anche se con difficoltà, la legislatura potrebbe andare avanti fino alla scadenza naturale? quello che importa è che al " leader" nessuno può opporsi, sennò, come un bambino viziato, comincia a battere i piedi per terra e a fare i capricci.
Solo che i suoi capricci li paga il Paese. Non in termini di vuoto di governo, perchè il vuoto sarebbe comunque meno dannoso della sua azione, essendo le uniche iniziative finalizzate a permettere al "premier" di evitare i processi, ma in termini di costo delle elezioni e della relativa campagna elettorale, in termini di credibilità sui mercati in un difficilissimo momento legato al superamento della crisi economica e come fase di rinnovato scontro tra gli schieramenti.
Intanto Berlusconi ha già ripreso a fare quello che sa fare meglio: negare l'evidenza come con la sua ultima dichiarazione sulla mafia. Mentre vengono chiesti undici anni di reclusione per il suo amico Dell'Utri, il nostro Silvio afferma in sostanza che la colpa della mafia è della fortunata serie televisiva " La Piovra" e di Saviano che ha ingigantito il ruolo della criminalità organizzata in Italia con " Gomorra". Ma andiamo: la mafia non esiste, Mangano era un eroe, e Falcone e Borsellino, in fondo, erano dei rompicoglioni!


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

giovedì 15 aprile 2010

Ridatemi Andreotti!


Non si è fatta attendere la Lega per alzare la voce, dopo la vittoria alle ultime elezioni regionali. Archiviato lo show anti ru486 di Cota e Zaia, di cui nessuno parla più, ecco il nuovo campo d'azione: la rivendicazione della Presidenza del Consiglio alle prossime elezioni politiche e la guida delle banche del nord.

Sul primo punto non c'è nulla da dire: è una legittima rivendicazione, anche se una ipotesi del genere non può che far tremare i polsi alle persone per bene. Anche perchè sfugge il disegno complessivo. Siamo probabilmente di fronte alla rivendicazione di un ticket con Berlusconi alla Presidenza della Repubblica e, azzardo, Maroni a capo del Governo. Ma questo mette in discussione il disegno “ presidenzialista” di Silvio. E allora? È forse presto per dirlo, a meno che non sia una sparata per distogliere l'attenzione dall'altra, ben più grave, rivendicazione.

Non basta liberarsi da quest'incubo con una scrollata di spalle, ricordando il misero fallimento della Banca del Nord, cara a Maroni, Tremonti e Fiorani. La posizione della Lega ha il sapore dell' occupazione dell 'intera economia italiana. Affermare che si vuole il controllo delle banche del nord, significa volere il controllo di tutto il credito del nostro paese. Sono solo la BNL e Cariparma (completamente “francesizzate”) ormai a non essere “banche del nord”: tutte le altre o sono nell'orbita di San Paolo- Intesa e di Unicredit e Carige o sono piccoli istituti che poco possono incidere sulla gestione del credito.

La Lega avrebbe il controllo dell'intera economia, con le conseguenze che ciascuno potrebbe divertirsi ad immaginare: credito solo alle imprese del nord? chiusura di tutti i conti correnti intestati ad immigrati? federalismo bancario? E con la sottoscrizione dei titoli del debito pubblico come la mettiamo con lo slogan di “Roma Ladrona”? E via così, sapendo che la fantasia non potrà mai eguagliare la realtà cui potremmo assistere se una tale ipotesi dovesse andare in porto.

Ma questo è anche emblematico di un altro aspetto. Quelli che hanno qualche anno in più ricordano la gestione del potere della vecchia Democrazia Cristiana: il manuale Cencelli e la lottizzazione. Ma era nulla rispetto a quello cui stiamo assistendo. La protervia è tale da far pensare che non ci si trovi dinanzi ad una richiesta di maggior peso politico nell'economia, ma tentativo di assalto alla ricchezza del paese tout-court.

Il senso dello stato è ormai roba del passato, che puzza di vecchio. La politica non è al servizio dei cittadini, ma esattamente il contrario.

Non avrei mai pensato in vita mia di rimpiangere Andreotti e Fanfani: ci voleva Bossi con le sue sparate!


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

martedì 13 aprile 2010

Il lifting di Berlusconi, la liposuzione di Bersani


Una bella ragazza, supina, mi guarda sorridente ed ammiccante da una doppia pagina di un settimanale. Non pubblicizza un detersivo o un paio di scarpe, né un costume da bagno: questa volta il prodotto è particolare: l' illusione.

Il ricorso alla chirurgia estetica è ormai talmente diffuso che sta diventando un pret-a-porter delle cliniche private, ma è anche la rappresentazione della nostra società.

Quello che conta non è quello che si è, ma come si appare e se, per sembrare più belli o più giovani, o, in generale, più attraenti, bisogna “barare”, non è un problema.

L'estetica ha sostituito l'etica e Berlusconi ha saputo interpretare perfettamente questo cambiamento, anzi lo ha stimolato e cavalcato attraverso i programmi trash delle sue televisioni, piene di grandi fratelli e veline. Il potere basato sull'illusione: quella di poter essere più ricchi, più belli, più giovani. Non possono esserci ostacoli o regole da rispettare per realizzare questa illusione e perfino il codice penale diventa un ostacolo da abbattere o da aggirare.

Contro questo messaggio occorre essere vigili e preoccupati poiché i suoi effetti potrebbero essere devastanti e minare alla base le regole democratiche della convivenza civile.

L'opposizione politica, a cominciare dal PD, è chiamata ad una grande e difficile prova: quella di invertire la tendenza al degrado, recuperando la capacità della vecchia sinistra di parlare con la gente, riscoprire il territorio, interpretare i bisogni delle persone e fornire risposte credibili. Sarebbe sbagliato continuare nella rincorsa acritica delle destra sul suo terreno, come anche recentemente abbiamo assistito, o, al contrario, negare le preoccupazioni delle persone sui temi che hanno consentito e consentono da una parte alla lega, dall'altra al PDL di mietere consensi anche in settori tradizionalmente legati alla sinistra. Se Berlusconi parla alla pancia delle persone, Bersani dovrà parlare alla testa ed al cuore. Se Berlusconi aggira le regole per il proprio vantaggio, l'opposizione dovrà far capire che le regole esistono per la tutela dei nostri diritti e non sono un'inutile complicazione o un ostacolo. Se Bossi considera l'immigrazione la fonte di tutti i mali, la sinistra dovrà dare risposte credibili e serie sul tema della sicurezza e del lavoro, a partire dalle regioni che governa.

Ci sono tre anni di tempo prima delle prossime elezioni: come saranno occupati? Fantasticando di leader carismatici? Lacerandosi sulla struttura organizzativa da dare al PD, federale o centralistica? O cominciare a lavorare con e tra la gente per far riemergere la natura solidale, democratica, civile delle persone, oggi sepolta sotto chili di cerone, trasformate in patetici mascheroni del tutto simili al “grande” presidente del consiglio?


L'immagine è tratta dal supplemento D di Repubblica del 10/4/2010


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

mercoledì 31 marzo 2010

La resistenza? Roba da circuiti elettrici


La Gelmini non smette mai di stupire. E' davvero un vulcano di idee, di trovate, di innovazioni. Peccato che non ne azzecchi una! Dopo il grembiulino, il maestro unico, il creazionismo al posto dell'evoluzionismo darwiniano, la geografia, i crediti formativi a chi si avvale dell'insegnamento confessionale della scuola cattolica, ecco i fuochi d'artificio destinati ai ragazzi dell' ultimo anno dei licei.

Come un prestigiatore, basta un piccolo gesto e voilà, al posto della realtà ecco comparire la finzione: credevate che l'Italia fosse uscita dalla guerra e dal fascismo grazie alla resistenza? Sapete quella cosa di sessant'anni fa che ha impegnato uomini e donne, vecchi e giovani in una guerra di liberazione che ha posto le basi per la nascita della Repubblica e della Costituzione? Quella che si celebra il 25 aprile, con deposizione di corone di fiori, fiaccolate, comizi? I tecnici del Ministero della pubblica (d)istruzione ritengono che non valga la pena di inserirla tra gli argomenti da insegnare, insieme all' “inizio della società di massa...il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda (il confronto ideologico tra democrazia e comunismo), l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico (l'Onu), la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana”.

Ovviamente i tecnici si affrettano a dire che non c'è nessuna volontà negazionista, ma si lascia ai presidi la decisione di come inserirla nell'insegnamento.

Ovviamente: la scusa è peggiore del male. La resistenza è per questi signori di così poco valore nella nostra storia che si lascia alle singole scuole come e se insegnarla. Del resto con tutti i soldi che l'ineffabile Gelmini mette a disposizione delle scuole che ci vuole ad organizzare un corso ad hoc, magari a fianco ad uno sull'uncinetto al tombolo!

Per fermare questo revisionismo si può dire la propria, entro il 22 Aprile, sul forum dell'Indire.

Altre informazioni qui


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

Non sarò originale, ma la penso così!


Non basta vivere in una regione che ha riconfermato la giunta di centrosinistra per essere contenti.

L'avanzata della Lega, spinta dai sentimenti più beceri e retrivi, copre di una cappa asfissiante tutto il nord ed i rischi di una ulteriore stretta in senso nazional-populista sono sotto gli occhi di tutti. Da domani saremo nuovamente gratificati dalle esternazioni di Borghezio o Gentilini sugli immigrati e sulle radici cristiane (sic!) del nostro Paese. Le ricadute sul governo ci saranno e Bossi alzerà la voce anche perchè risulta evidente che la Lega è la vera stampella di questo Governo che, altrimenti, uscirebbe fortemente ridimensionato da queste elezioni.

Certo, forse ci eravamo un po' illusi che le urne avrebbero dato un responso diverso, ma è evidente che, agli italiani, vanno bene le sceneggiate berlusconiane che, lungi dal rappresentare il partito dell'amore, fonda sull' odio il proprio potere: odio verso tutti coloro che non lo riconoscono come “superiore” e quindi intoccabile.

Il voto di ieri ha però messo in evidenza come, nel centro sinistra, sia necessario ripensare una strategia, soprattutto da parte del PD. Maggiore incisività nell'opposizione; più decisa caratterizzazione come partito, abbandonando le elucubrazioni dalemiane sulla crisi delle ideologie e l'anacronisticità (si dice così?) dei concetti di destra e sinistra; maggiore attenzione al rinnovamento dei dirigenti, troppo spesso oggi creati con una sorta di “ clonazione” da parte dei vecchi leader (nuovi si, ma uguali in tutto e per tutto a quelli che hanno portato la sinistra in questo sfacelo); maggiore apertura verso gli umori della gente di sinistra. Sono questi, mi pare, gli argomenti che il partito di riferimento del centrosinistra dovrà affrontare e prima e con più decisione lo farà, meglio sarà per tutti noi.

A partire dalla scelta del leader per le prossime politiche. Che dovrà essere ricercato anche al di fuori degli schemi cui il PD è abituato: un giovane? Una donna? Un esterno al partito? O banalmente Bersani?

Che è poi lo stesso problema che si trova oggi ad affrontare il centrodestra. Chi è pronto a scommettere che, nel 2013, il leader sarà ancora il settantasettenne Berlusconi?

A meno di una ennesima forzatura istituzionale del cavaliere, come una sfiducia pilotata in Parlamento che apra le porte ad elezioni anticipate. Ma grazie al cattivo risultato del PDL, che ha perso circa il 10% rispetto alle precedenti politiche, almeno questo rischio sembra scongiurato. Ma la Lega si accontenterà del sindaco di Milano, come Bossi ha già rivendicato, o cercherà di uscire dal fortino del Nord, candidandosi a leader dello schieramento, magari con Maroni? E gli uomini di Fini? Si accontenteranno di una Polverini soltanto o saranno in grado di alzare la voce? Nell'attesa di sciogliere questi interrogativi aspettiamoci un veemente assalto del premier alle regole democratiche, per riaffermare il potere suo e dei suoi cortigiani e per impedire che la Magistratura tolga definitivamente il velo alla rete di corruttele e malaffare che avvolge la sua vita in una ragnatela inestricabile.




Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

venerdì 26 marzo 2010

Carfagna e la rivoluzione


Chi ha avuto modo di assistere alla trasmissione di Santoro, ieri sera, sarà probabilmente rimasto colpito dalla affermazione di Mario Monicelli sulla necessità, per cambiare le sorti di questo paese, di una “ rivoluzione”.

Mi sono chiesto che cosa volesse dire il grande maestro del cinema con questa affermazione. Probabilmente non intendeva una rivoluzione armata. Mi sembrerebbe eccessivo e, probabilmente, neppure utile.

Ciò che forse ritiene necessario è una “ rivoluzione culturale e delle coscienze” che restituisca alle persone la capacità critica rispetto a ciò che accade e che oggi mi sembra ottenebrata da una serie di questioni, dalla dipendenza dalla televisione, allo scarso spessore per personale politico; dall'egoismo della ricerca del proprio immediato tornaconto, al dispregio delle regole e della cosa pubblica.

In questo senso mi sento di condividere l'affermazione.

La cosiddetta seconda repubblica ha visto il perpetuarsi di modelli vecchi e personaggi riciclati. Si è risolta in una semplice operazione di lifting con la creazione di nuove aggregazioni, perlopiù elettorali e senza contenuti e riferimenti ideologici (nel senso più nobile del termine). E come tutte le “cover” ne è risultato un modello che fa rimpiangere l'originale.

Una rivoluzione fallita, insomma, o forse mai davvero cominciata.

E' il momento di voltare pagina, superando le lusinghe sempre forti di rinchiudersi nel privato spinti dalla delusione.

Le elezioni di venerdì possono essere un banco di prova. Lungi dall'astenersi credo sia indispensabile approfittare del fatto che, almeno a questo livello, sia ancora possibile esprimere una preferenza.

Io lo farò e voterò una donna.

Non per una malintesa volontà di riequilibrio di genere, ma poichè ritengo che le donne possano davvero rappresentare una novità nella politica di questo paese.

Poco coinvolte, a causa di discriminazioni, palesi o nascoste, che finora ne hanno impedito il corretto e compiuto impegno politico, rappresentano, proprio per questo, un elemento nuovo su cui investire, per dare davvero una svolta al modo di approcciarsi alla politica.

Non parlo di donne “scelte” dal capo come la Carfagna o la Gelmini, sempre pronte a compiacere il padre-padrone. Parlo delle donne “vere”, portatrici di idee, modi di relazionarsi, indipendenza di pensiero, autonomia nuovi.

E' necessario cambiare davvero tutto, non in senso gattopardesco, perchè nulla cambi, ma per una nuova e diversa stagione della politica, per nuove regole (avendo ormai distrutto quelle vecchie), per nuove parole d'ordine, per nuove facce.

Non so se votare una donna può essere risolutivo, ma potrebbe rappresentare un primo passo.

Forse la vera rivoluzione può cominciare proprio domenica.



Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

martedì 23 marzo 2010

Dalla moto al cancro


Lo confesso, nei confronti di questo governo sono un po' prevenuto e, come per il bicchiere, sono più incline a vederlo mezzo vuoto, piuttosto che mezzo pieno.

Questo è valido anche per gli ultimi provvedimenti in materia economica. La politica degli incentivi, a mio modo di vedere, non serve a superare una crisi pervasa come quella dalla quale, noi più di altri paesi, stentiamo ad uscire. Non è utile perchè non è strutturale, ma rappresenta solo interventi tampone, destinati a cessare e quindi a non creare posti di lavoro stabili. Qual'è l'industria che aumenta il proprio personale sapendo che gli eventuali maggiori ordinativi sono destinati a cessare nell'arco di sei mesi o un anno?

Che cosa hanno prodotto gli incentivi all'acquisto dell'auto (panacea di tutti i mali a sentire i Tremonti e gli Scajola di un anno fa)? La chiusura prospettata di una fabbrica, con le evidenti ricadute occupazionali in un'area con poche possibilità di ripresa come quella di Termini Imerese, cassa integrazione in tutto il gruppo, cali occupazionali, crisi del settore. Il tutto tra i guaiti e le inutili proteste del ministro dell'industria che finge di ignorare che la crisi di oggi è figlia dell'errore di ieri.

Ciò che è grave che non si è imparato dal proprio errore. Si continua a decidere su quali settori puntare: ieri le auto, oggi le cucine e le moto elettriche.

Il problema è che la crisi riguarda essenzialmente le famiglie a reddito più basso che certamente, avendo le difficoltà collegate alla classica quarta settimana, non sono in grado, comunque, di investire migliaia di euro in beni durevoli.

Il provvedimento dovrebbe essere diverso, come già ho scritto in un post precedente: interventi strutturali sul costo del lavoro, attraverso la leva fiscale, alleggerendo così i bilanci delle imprese (solo quelle che operano sul nostro territorio, si badi bene, non la kawasaky o la yamaha) e garantendo un netto superiore ai lavoratori ed alle lavoratrici, consentendo loro di incrementare i consumi.

Ma forse questi provvedimenti hanno scarso impatto emotivo e sono poco utili in vista delle elezioni regionali. E' senz'altro meglio promettere la sconfitta del cancro come è stato fatto dal palco di Piazza San Giovanni, illudendosi di essere dinanzi ad una folla osannante e negando la verità di un declino che sembra inesorabile e quasi patetico, rallentato solo dalla malafede di cortigiani ben retribuiti e dalla miopia della gente che, illusa o manipolata, continua a credere al miracolo italiano che, ormai, esiste solo nelle vignette degli umoristi.
La vignetta è tratta da www.gianfalco.it


Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra

lunedì 22 marzo 2010

Abbiamo il dovere di ascoltare


Senza neppure aspettare lo scrutinio, il primo ministro francese Fillon ha commentato la vittoria della sinistra e la sconfitta del suo partito dicendo “ La Francia ci ha parlato, noi abbiamo il dovere di ascoltarla”.

Mi è subito venuto in mente che cosa potrebbe dichiarare il nostro primo ministro se lunedì prossimo il responso delle urne fosse simile a quello francese.

Nell'ordine:

è un complotto e ci sono stati brogli nel voto (dimenticando che è al Governo e, se c'è un responsabile di brogli, questo non potrebbe che essere lui stesso);

gli elettori di sinistra sono tutti dei coglioni;
è colpa dei magistrati che hanno scippato gli elettori dalla possibilità di votare per l'amore e la libertà (dimenticando che al suo partito non stato scippato di nulla, ma, semplicemente, non ha presentato in tempo le liste. É come se noi andassimo ai seggi un'ora dopo la chiusura, pretendendo di votare lo stesso);


Da una parte la serena accettazione del responso elettorale e l'inizio di un esame di coscienza per capire dove si è sbagliato, dall'altra una rappresentazione caricaturale di una democrazia malata e zoppa.

Da una parte la politica che richiama se stessa al rispetto della volontà degli elettori, dall'altra il delirio di onnipotenza di chi ritiene che esista una sola verità, la propria.

Da una parte il rispetto delle regole, dall'altra le regole violate e piegate ai propri interessi.

Perchè questa nostra becera e antidemocratica destra da repubblica delle banane non impara non da un regime liberticida, comunista, basato sull'odio, dominato dalla magistratura politicizzata e rossa, ma da una destra che siede sugli stessi scranni europei, che condivide le stesse parole d'ordine e gli stessi programmi?




Ti è piaciuto il post? Vota Ok oppure No sotto a sinistra